Diffamazione: non c’è l’accordo, si torna in Commissione

Diffamazione: non c’è l’accordo, si torna in Commissione

Torna di nuovo in Commissione Giustizia il ddl diffamazione.
Lo ha annunciato nella tarda mattinata il presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, al termine della conferenza dei capigruppo convocata da Renato Schifani per fare il punto sul provvedimento. La conferenza è stata convocata dopo che la relatrice del ddl, Silvia Della Monica, aveva annunciato l’intenzione di dimettersi.
La nuova bufera sul ddl diffamazione si è scatenata questa mattina, quando il capogruppo Pd in Commissione Giustizia, relatrice del ddl diffamazione, si è dimessa dall’incarico di relatrice. La parlamentare ha anche annunciato di votare contro l’articolo 1 del provvedimento, quello che abolisce la pena del carcere per chi si rende colpevole del reato di diffamazione a mezzo stampa. «Voterò contro l’articolo 1 e per questo non posso continuare a svolgere il ruolo di relatrice» – ha detto la Della Monica questa mattina.
A questo punto, il vicepresidente del Senato, Vannino Chiti, ha sospeso la seduta, mentre Schifani ha convocato subito la conferenza dei capigruppo per fare il punto della situazione. La decisione finale? Il testo torna nuovamente in Commissione Giustizia.
«Il testo – ha ironizzato la Finocchiaro – torna in Commissione per un espianto. Va asciugato dalle molte aggiunte che ci sono state in Aula e che impedirebbero al mio gruppo, pur essendo favorevole all’abolizione della pena detentiva, di votare l’articolo 1 del ddl (quello che abolisce il carcere per chi si rende colpevole del reato di diffamazione a mezzo stampa (ndr)».
Tra le norme criticate dalla Finocchiaro, ci sono quelle della cosiddetta censura dei libri o la possibilità di collegare in qualche modo i contributi per l’editoria alla diffamazione.
«Il testo in Commissione deve diventare più snello, garantendo un maggiore bilanciamento tra il diritto all’informazione e la tutela dei cittadini – ha detto la Finocchiaro – Il rinvio è una decisione indispensabile perché il testo che ora è in Aula non corrisponde affatto a un progetto condiviso. Il Parlamento è in grado di dar vita a una serie di norme condivise, su questa materia, da riportare in Aula martedì prossimo».

(b.r.)

Barruggi

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