Dio è amore

Dio è amore
di Michele Santangelo

6-PasquaDio è Amore. Esordire con questa affermazione, che poi non è mia, né dei milioni e milioni di persone che, da secoli, l’hanno pronunciata è come fissare le basi, le più solide immaginabili, di qualunque discorso nel quale ci si proponga di parlare di Dio, appunto. È dell’apostolo ed evangelista Giovanni che con tale espressione lapidaria fece una sintesi estrema di un’esperienza di vita e di quanto egli aveva appreso alla scuola di chi era il teste più qualificato della verità dell’affermazione, Gesù, il Figlio di Dio e Lui stesso Dio. Ma è anche una constatazione che apre il cuore alla speranza e per ogni uomo che come tale è sempre alla ricerca di senso è estremamente appagante potendo rappresentare una risposta ai tantissimi interrogativi che vengono alla mente di ciascuno. In fondo, tre sono i più grandi desideri dell’uomo: la verità, l’amore e la felicità, quella che colma e soddisfa ogni aspettativa. Mai si appaga il desiderio di conoscere, ed è la molla di ogni progresso, allo stesso modo desideriamo amare ed essere amati sempre più ed una vita senza amore è una vita senza senso, così come non esiste una misura definita della felicità. Molto probabilmente, il famoso proverbio: “Chi si accontenta gode” non corrisponde alle dimensioni reali dell’esistenza umana. Nell’uomo c’è sete d’infinito e non gli si addice una vita meschina e piccola, né la sua aspirazione verso l’assoluto può essere soddisfatta da ideali di tipo politico, sociale o altro.

È la sesta domenica di Pasqua e la parola di Dio oggi ci annunzia: “Dio è amore”. Termine, quello dell’amore, purtroppo abusato nel linguaggio e nell’esperienza in ogni tempo; anzi in suo nome, di quello però senza coordinate vere, chiare, senza un riferimento sicuro, l’uomo arriva a volte a compiere anche efferati delitti; ciascuno, per poco che rifletta con l’animo scevro da preconcetti, da posizioni ideologiche precostituite, o altri vincoli, può fare delle esemplificazioni, che peraltro oggi sono, purtroppo, presenti nel costume della società. Allora, quale il termine di paragone? La chiarificazione ce la offre Gesù stesso nel vangelo: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi, rimanete nel mio amore”. Domenica scorsa l’avviso ai suoi discepoli nella parabola del vignaiolo, era stato: “rimanere nel Signore” al fine di portare in Lui “molto frutto”, oggi la precisazione importante: “ rimanete nel mio amore”. Non lesina spiegazioni Gesù in questo brano del vangelo. Scende anche nel pratico per sgombrare il campo da ogni dubbio o insicurezza. Come si può rimanere nell’amore di Cristo? “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore”. Niente di campato in aria: “come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e  rimango nel suo amore”. Gesù può esigere questa condizione perché Lui stesso l’ha vissuta nei confronti del Padre. Il rapporto che così nasce tra Dio-Gesù e i suoi discepoli non è di tipo intimistico, non verificabile, non riconoscibile all’esterno. Anzi, chiarezza per chiarezza: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati”. In altre occasioni Gesù è stato accostato alla figura di Isacco del Vecchio Testamento; ebbene, questi, prima di morire, lasciò ad Esau e Giacobbe questo testamento: ”E questo io vi comando… amatevi l’un l’altro, figli miei, come un uomo ama la propria vita”, traguardo altissimo che non ammette scappatoie. Aver compreso questo ci vale la prerogativa di essere “amici di Gesù” che non significa ergersi su un piedistallo, perché l’amore di Dio è universale e Lui ha scelto l’uomo come tale, destinatario del suo amore. Lo leggiamo nella prima lettura di oggi: a Cornelio che si gettava ai suoi piedi, perché aveva riconosciuto in lui l’apostolo di Gesù, Pietro lo rialzò dicendo: “ alzati, anch’io sono uomo”, e alla gente che stava nella casa del centurione convertito disse: “sto rendendomi conto che lo Spirito santo non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto”. È l’itinerario per riscattarsi dalla mancanza di senso che certe volte ci attanaglia.

 

redazioneIconfronti

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