Disoccupazione drammatica, manca un ponte giovani-aziende

Disoccupazione drammatica, manca un ponte giovani-aziende

lavoro_giovaniLa laurea non basta a trovare un lavoro. La convinzione è di gran parte dei laureati italiani e la conferma giunge da uno studio promosso dal Gruppo Sanpellegrino, in occasione del Premio di Laurea Sanpellegrino Campus.
Il quadro che emerge dei giovani universitari e laureati italiani è a tratti sconcertante: poca fiducia nel futuro, nelle istituzioni e intervistati che si dicono certi di dover cambiare obiettivi e di dover ridimensionare i propri sogni in corso d’opera.
Il sondaggio è stato lanciato lo scorso mese di dicembre, tramite il sito Tesionline: ha coinvolto laureati e studenti universitari italiani con lo scopo di capire i loro problemi, i bisogni e le aspettative nei confronti del mondo del lavoro e le aziende.
Dai risultati dell’indagine on line, effettuata su un campione di 11.011 tra laureati e studenti universitari, è emerso che i giovani italiani lamentano, tra le difficoltà, scarsa propensione delle aziende ad assumere, turnover bloccati e poca esperienza maturata.
Il sondaggio evidenzia, inoltre, che solo il 22% dei laureati e il 26% degli studenti lascerebbero l’Italia per andare all’estero. Per il 26% degli intervistati l’obiettivo futuro è la piena realizzazione professionale; il 31%, invece, ha come sogno nel cassetto quello di entrare a far parte di una grande azienda o di un gruppo internazionale.
Dai pareri resi al sondaggio, emerge che manca un ponte che metta in comunicazione giovani e imprese, oltre a forme contrattuali che possano poi trasformarsi in assunzioni.
Il 30% dei giovani intervistati chiede alle aziende di far valere il merito nei progetti aziendali.
Ma cosa impedisce realmente ai giovani di trovare lavoro?
Il 31% dei laureati attribuisce la responsabilità ai turnover bloccati; il 34% parla semplicemente di una scarsa propensione delle aziende ad assumere.
Per i giovani la maggiore difficoltà è strutturale e legata al sistema economico italiano che non riesce più ad assorbire forza lavoro con istruzione elevata. Gli studenti lamentano, inoltre, di non vedersi riconosciuta l’esperienza maturata durante i frequenti cambi di lavoro, come pure inadeguatezza dei processi formative e l’esistenza di forme contrattuali che non sempre portano all’assunzione.
Le note amare non sono ancora finite: solo il 9% dei laureati e il 6% degli universitari si vedono pienamente realizzati, anche se prevale un senso di sfiducia. Il 9% dichiara che il futuro ridimensionerà sogni e ambizioni e il 7% crede che non riuscirà a costruire una famiglia per colpa della precarietà lavorativa.

Barruggi

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