Gio. Lug 18th, 2019

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Disoccupazione “tragedia d’Europa”, e in Italia va peggio

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Calabria, Sicilia, Basilicata e Campania, intorno al 50% di senza lavoro, sono le regioni-polveriera
di Barbara Ruggiero

disoccupazione-giovaniI giovani italiani sono quelli che concretamente pagano la crisi più di tutti. La popolazione giovane ha oramai ben poche speranze professionali nel periodo in cui c’è una pressione fiscale che non è mai stata così pesante. Non sono solo congetture o supposizioni. È il quadro di un’Italia a tinte fosche che emerge dalla fotografia scattata dall’Istat al nostro Paese nel 2012. La fotografia dell’Istituto di statistica mostra un’Italia in ginocchio, strozzata dall’alta pressione fiscale e da un forte tasso di disoccupazione giovanile che raggiunge i suoi picchi nel Mezzogiorno.
I tanti giovani che si affannano quotidianamente alla ricerca di un lavoro che possa garantire loro un minimo di sussistenza hanno oramai il conforto della statistica: non sono casi isolati, ma assieme a loro c’è il 38,7% degli italiani nella loro stessa fascia di età. E non si tratta di essere choosy o di aspirare al lavoro dei sogni: la disoccupazione giovanile è una realtà, dati statistici alla mano.
Sono proprio i dati a confermare un trend negativo nel rapporto tra giovani e lavoro nel nostro Paese. Il guaio, manco a dirlo, è che oramai la notizia non è quasi più una notizia, nel senso che non fa scalpore, visti i dati precedenti già tutt’altro che esaltanti.
Nei giorni scorsi il commissario europeo all’occupazione Laszlo Andor ha parlato della disoccupazione come una vera e propria «tragedia per l’Europa e il segnale di quanto è seria la crisi in alcuni stati membri».
Quello che emerge dai freddi numeri comunicati dall’Istat è che il lavoro per i giovani in tempo di crisi per il nostro Paese è oramai un miraggio. Il tasso di disoccupazione under 24 sta toccando picchi tanto alti che non se ne ricordano tali a partire dal 1992, data di inizio delle serie storiche dell’Istat: a gennaio si è attestato sul 38,7%
Nel mese di gennaio, il numero di disoccupati per l’Istat ha toccato quota 3 milioni con un aumento del 3,8% rispetto al mese di dicembre con una crescita annua del 3,8%.
Sul fronte precari, i dati sono da record. Secondo l’Istat nel 2012 hanno superato quota 2,8 milioni: i contratti a termine lo scorso anno sono stati 2.375 milioni (di cui 1.700 milioni a tempo pieno e 675mila a tempo parziale) a cui si aggiungono 433mila collaboratori.
I tassi di disoccupazione giovanile più alti vengono direttamente dalle regioni del Sud. Al primo posto la Calabria con il 53,5%; segue la Sicilia con il 51,3%, la Basilicata con il 49,5% e la Campania con il 48,2%.
Negli ultimi cinque anni, solo il Mezzogiorno d’Italia ha avuto 336mila lavoratori in meno.
Freddi numeri che confermano l’essenza delle cose: i giovani laureati e diplomati italiani hanno serie difficoltà a trovare il primo lavoro.
Il mercato del lavoro è sostanzialmente “drogato”, come mostrano anche i dati diffusi negli ultimi giorni sulle partite Iva. Nel 2012 sono state aperte 549mila nuove posizioni e di queste 211mila appartengono a giovani. Perché? Le aziende risparmiano sui contributi “assumendo” giovani con partita Iva, a dispetto della tanto sbandierata legge Fornero che avrebbe dovuto risolvere il problema.
Ma è l’intero settore dell’economia a essere in retromarcia, con un debito sempre più alto; un deficit che rientra per il rotto della cuffia nei parametri europei e con i dati sulla disoccupazione alle stelle.
Come se non bastasse, l’attuale scenario di instabilità politica, aperto dalle recenti elezioni, continua a preoccupare i mercati.
Quali speranze e quale futuro dare ai giovani italiani? Questa è una delle tante risposte che il costituendo governo sarà chiamato a dare all’intero Paese.

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