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Ditegli sempre di si

Ditegli sempre di si
di Nicoletta Tancredi

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“Ma è uguale al papà! Questa bambina è uguale al papà …”
Ho l’impressione che lo ripeterebbe in un crescendo di entusiasmo fino a restare senza fiato. Pertanto la blocco. O almeno questa è la mia intenzione.
“E … come vanno le cose?” Evito di dire il nome perché credo di non ricordamelo e vorrei evitare gaffe con la famiglia di mio marito.
Ma come se nulla avessi chiesto …
“È la fotocopia di mio cugino, me lo ricordo quando aveva la sua età. Stessi occhi, stesso naso, stesso sorriso”.
Ora, indubbiamente Paola somiglia al padre, ma il taglio degli occhi no! Quello è mio. Insomma mio marito non ha affatto gli occhi a mandorla. La signora si sta sbagliando.
“Beh in verità gli occhi …” cerco di dire con delicatezza.
“Come quelli del padre” – sentenzia la Cassazione.
“Una giornata fredda oggi, non è vero?” – dico tanto per cambiare argomento.
“Quando eravamo piccoli mio cugino aveva un cappello come questo: la stessa faccia! Me lo ricordo perfettamente”.
Beh, che io sappia, si vedevano solo d’estate, al mare! Andavano di moda i cappelli di lana con pon pon?
“Ma poi le espressioni del viso …”
Eh sì, in questo la signora non travisa: in molte espressioni Paola è identica al padre.
“E sono gli occhi l’espressione del viso!”
Rieccola! Seconda sentenza. Basta, mi arrendo!
“Allora salutami mio cugino!”
Comincio a pensare di non essere la sola che non ricorda i nomi.
“… che poi la parentela non la ricordo … siete cugini di secondo grado, vero?” chiedo.
“Mah … sì … più o meno. Mio padre era il figlio di nonna Clelia, una signora che da un matrimonio di secondo letto … il cugino acquisito di suo fratello … la figliastra del nipote …”
Non la sento più. È tutto un blabla genealogico impossibile da capire. Faccio facce cortesi a volte anche interessate, talvolta stupite, ma nella realtà sto pensando che devo ancora comprare il pane e che è passato mezzogiorno.
“Allora salutami mio cugino!”
“Sì” sfoderando un sorriso di felicità, per la libertà ottenuta. E raggiungo il cugino fraterno della signora, che si è fermato poco prima con Camilla. Ma con chi parla?
“Cara, ti presento Donato, mio vecchio caro amico di infanzia”.
Se questa giornata fosse una trasmissione, sarebbe “Carramba, che sorpresa!”.
“Piacere!”
image“Ah ma la primogenita è tutta sua madre” commenta l’amico di scuola, mentre mi stringe la mano. “La seconda, invece, è identica al papà. Soprattutto per la forma del viso” – afferma.
Ma come la forma del viso? Camilla è identica al padre ad eccezione della forma del viso! Ha il faccino ovale, come me. Ad ogni modo, dopo aver intascato duplice sentenza della Cassazione, con questo Donato parto arresa.
“Sì, sì” annuisco diplomatica. Mentre noto che mio marito, invece, si è rabbuiato.
E infatti dice, con fare deciso, come se dovesse chiarire una questione di vita o di morte: “Beh in verità Paola pure mi somiglia molto”.
“No, no, guarda, mi dispiace, ma questa bambina è tutta sua madre” – ribatte l’amichetto di giochi.
“No, sai che c’è – insiste mio marito – che gli occhi sono quelli di mia moglie, ma ….”
“No, no, è Camilla che ha il tuo sguardo. Guarda che ti ricordo da bambino …”
La discussione sta prendendo una brutta piega. Andrà per le lunghe. Ed è passato mezzogiorno.
“Scusate – intervengo educatamente decisa – io andrei a prendere il pane. Arrivederci, Donato. È stato un piacere”.
Benissimo! Congedati dal secondo incontro, avanziamo a passo spedito presso il panificio. È qui che noto un viso di vecchia conoscenza.
“Professoressa, si ricorda di me?” – chiedo.
“Ma certo, sì, come stai? Che belle bambine!”
La mia prof del liceo sembra proprio avermi riconosciuto. Che memoria! Quasi quasi mi sorge il dubbio che voglia interrogarmi. E in effetti una specie di interrogazione me la fa: la laurea, il lavoro, la casa, i figli, il marito. Poi fa una sorta di appello. E Gargiulo? Talento? Apicella? Giannattasio? Amendola? Oh mamma, che memoria! Io neanche mi ricordo chi ci fosse in classe. Fra poco mi chiede pure perché quel giorno non avevo il quaderno! Lucida come sempre, una che parla non lasciando nulla al caso. Che strano rincontrarla! Ma tra un po’ si è fatta l’una.
“Arrivederci, prof, è stato un piacere! La trovo benissimo, come se il tempo per lei non fosse passato!”
image“Anch’io ti trovo bene, più bella, ora che sei mamma – mi fa sorridendo – anche se – continua sottovoce, prendendomi sotto braccio, come a dirmi un segreto – le bambine sono uguali alla nonna!”
Addirittura si ricorda di mia madre! Meglio di un elefante!
Ma mentre vado così meravigliandomi dell’elasticità mentale e delle capacità mnemoniche della mia vecchia prof, la vedo allungare una mano, in segno di cordiale saluto, ad una vecchietta mai vista prima, una che ha appena ordinato due panini all’olio e che per caso si è trovata accanto a me.
“Signora, allora tanti auguri anche a lei”.
La vecchietta resta interdetta. Ma la prof chi la ferma?
“Le sue nipotine bellissime, identiche a lei!”
Otto più! E chi la contraddice?

Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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