Docenti milanesi per protesta al lavoro (didattico) in Galleria

I prof di Milano, precari e non, giovanissimi e prossimi alla pensione, scendono dalla cattedra e vanno in piazza. Anzi in galleria, per protestare contro l’aumento delle ore di lezione, da 18 a 24 settimanali, come prevede la legge di stabilità. La protesta è più che singolare. Non sono lì ad urlare slogan e motti contro il governo, ma a rendere visibile tutto il lavoro, oltre a quello svolto in classe, che nessuno può vedere e che spesso l’opinione pubblica ignora. Ed eccoli, spalla a spalla, a correggere verifiche, lavorare alle programmazioni, a prepararsi le lezioni. E perché no, a scambiarsi opinioni sui profili psicologici degli alunni, volendo dar loro non solo le conoscenze che ogni docente dovrebbe avere, ma un sostegno a tutto tondo, com’è tipico dell’educatore. “Perché in quelle 18 ore – dice Federica, 32 anni, docente precaria – non si ha a che fare con delle carte, ma con delle persone, che sono in una fase delicatissima della loro crescita”. E allora è bene mettere in piazza questi argomenti, portarli a conoscenza di tutti coloro che pensano che il lavoro dei docenti inizi e finisca al suono della campanella. “Non è affatto così – afferma Luigi, 46 anni – chi sostiene una cosa del genere non conosce la scuola. Bistratta l’istruzione, come in Italia, purtroppo, è consuetudine ormai da anni”. “Dicono che il nostro orario di lavoro deve essere equiparato a quello europeo – aggiunge Cristina, 58 anni – bene, che equiparino anche gli stipendi! Il riscontro economico vale la considerazione che si ha nel nostro Paese per il nostro lavoro: bassissimo. Senza contare cosa significherebbe quest’aumento di ore d’aula per il futuro dei docenti di domani. L’esigenza di organico si ridurrebbe drasticamente e i ragazzi laureati, abilitati e precari continuerebbero la loro gavetta fino alla pensione. Sempre che riescano a lavorare”. “Ma la gente si rende conto che con 24 ore di lezione in aula un docente si troverebbe ad avere anche 12 classi con altrettanti consigli, a seguire, educare, istruire 300 alunni? È giusto che i genitori sappiano in che scuola finirebbero i propri figli, con quali possibilità di essere seguiti. Non a caso chi è passato di qua si è mostrato molto solidale”. Tra i passanti anche un docente che ai tempi del ’68 ha partecipato attivamente alle proteste: “Tutti i diritti raggiunti stanno scomparendo, uno ad uno, annebbiati da logiche che rispondono solo a ragioni economiche. Questa è l’ennesima picconata, poi ci saranno solo macerie”. La protesta di Milano nella sua originalità cela anche un’altra novità. “In tanti istituti di scuole medie e superiori – spiega Ilaria, 42 anni – stanno nascendo assemblee e comitati che promuovono mozioni contro il decreto e stabiliscono forme di protesta. Insomma i docenti stanno uscendo dal guscio della loro aula, perché se è verissimo che non si lavora soltanto in classe è altrettanto vero che ogni docente, dentro le mura dell’aula, si sente un libero professionista. Dunque, se questa proposta, che mi auguro resti tale, ha dato la spinta alla classe docente per fare realmente corpo, sia la benvenuta. Ribadisco, però, restando unicamente una proposta, l’ennesima eresia pronunciata e non avverata, a differenza di molte, troppe altre, per il mondo scuola”.

(n.t.)

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