Ven. Lug 19th, 2019

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Domani nuovo match della sfida infinita tra Juventus e Napoli

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Grande scontro agonistico dell'era global, rimpiangendo quei magnifici, insuperati "numeri 10"

Due storici numeri 10: Sivori e Maradona

di Nino Ruggiero
Due storici numeri 10: Sivori e Maradona

Domani a Torino mancheranno i numeri 10, quelli che hanno fatto sempre galoppare la fantasia di chi ama il calcio e i suoi interpreti. I 10 di una volta si chiamavano Sivori, protagonista su entrambi i fronti, prima a Torino e poi a Napoli ai tempi di Achille Lauro; Maradona, negli anni d’oro del Napoli da scudetto, e Zola sempre a Napoli; Haller, Platini, Zidane, Baggio e Del Piero nelle fila della Juventus. Altri tempi, altri calciatori, altro calcio. Li ho ancora in mente i tempi di gioco di storiche partite negli anni Sessanta-Settanta. Erano ritmi lenti, compassati, da danza sincopata. Allora, soprattutto negli anni Sessanta, emergevano i talenti puri, quelli che avevano classe innata nei lori piedi fatati; i ritmi lenti consentivano loro di esprimere tutta la loro bravura; si giravano, si rigiravano, avevano tutta l’agibilità e il tempo di far vedere quanto erano bravi palla al piede. Poi arrivarono gli olandesi, con la loro frenesia agonistica, con il loro ritmo ossessivo, con una resistenza atletica da maratona, con marcature asfissianti sul portatore di palla. La moda fu subito scimmiottata. Lo chiamarono “gioco all’olandese” e allora tutti omologati sul nuovo intendimento di giocare a calcio. Tempi duri per i numeri 10, per Maradona, per Platini, per Zidane, per Roberto Baggio. I ritmi di gioco erano diventati frenetici; i cani famelici, individuabili quasi tutti con sulle spalle il numero 4, anche; te li trovavi ovunque, come cani da guardia, ti mordevano le caviglie, non ti facevano respirare, fedeli alle consegne di allenatori che volevano solo fermare quello che – proprio perché numero 10 – era considerato l’uomo in più della squadra ospite. E allora giù a predisporre “gabbie”, raddoppi di marcature intorno ai numeri 10 per frenarne l’inventiva, per cercare di non fargli toccare palla. Ma i campioni veri, i Maradona, i Platini, i Baggio non si scoraggiavano; avevano meno agibilità, è vero, ma il loro talento, ancorché frenato, prevaleva sempre e comunque; perché avevano classe, perché erano campioni, perché non c’erano freni che potessero completamente annullare il loro indiscusso talento. In quel calcio ogni numero rappresentava un qualcosa di ben preciso; il 10 il giocatore di classe, il campione; il 4 il marcatore arcigno e implacabile; il 5 lo stopper, che adesso è un ruolo passato di moda; il 6 il “libero”, calciatore che giocava alle spalle della difesa in funzione di ultimo baluardo, prima del portiere. I terzini d’ala avevano sulle spalle rigorosamente i numeri 2 e 3; i numeri 7 e 11 le ali; il numero 8 il centrocampista, il numero 9 il centravanti. Che calcio, che tempi, che giocatori! Adesso è stravolto tutto. Se di lunedì prendete fra le mani un quotidiano sportivo e leggete un tabellino, non vi ci raccapezzate più. Hanno stravolto quello che era il calcio di una volta in tutto e per tutto. Si scrive di modulo tattico anche nelle formazioni. Vi si legge di 4-4-2, di 3-5-2, di 4-3-3, di 4-3-1-2. I calciatori di serie A e serie B non sono più elencati secondo i numeri che hanno sulle spalle perché adesso va di moda la numerazione del rugby; ma anche nei campionati di Lega pro e dilettanti (dove la numerazione delle maglie va ancora da 1 a 11) i quotidiani non presentano le formazioni in ordine numerico progressivo, come nei tempi che furono. Adesso tutto è omologato secondo canoni globalizzanti; i calciatori sono definiti universali. I difensori dovrebbero saper fare anche i centrocampisti e gli attaccanti, e viceversa. Confusione su confusione; confusione, forse – e senza forse – figlia dei tempi! Divagazioni a parte, torna una partita che non sta facendo dormire gli appassionati sia di una parte che dell’altra. Juventus-Napoli è una sfida infinita. Chiunque prevarrà, se prevarrà, sa già che il campionato è ancora lungo ed è comunque tutto da giocare. Da una parte una Juventus schiacciasassi che sembra aver trovato il suo equilibrio tattico; dall’altra un Napoli sornione e finalmente competitivo a tutti i livelli. Le ultime notizie danno assente il portiere Buffon nelle file juventine, con Vucinic in serio dubbio. Il Napoli invece, dovrebbe, schierare la migliore formazione del momento. Orario insolito per quella che si preannuncia come la sfida della settimana. Appuntamento alle ore 18; sugli spalti dello “Juventus Stadium”, per i più fortunati, e davanti alle TV a pagamento per i più “poltroni”.

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