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Don Manganiello: l’arbitro Mazzoleni ammalato di onnipotenza

Don Manganiello: l’arbitro Mazzoleni ammalato di onnipotenza

La seconda pagina facebook di don Aniello Manganiello (la prima è off limits per raggiunta capienza) due minuti dopo la fine della partita persa dal Napoli per 4-2 era intasata dai commenti. Don Aniello, già parroco di Scampia e prete anti-camorra tra i più noti, attivi e indipendenti d’Italia, aveva scritto parole di fuoco contro l’arbitro Paolo Silvio Mazzoleni. “Delirio d’onnipotenza”. Proprio così, chiaro e tondo.
Invitiamo don Aniello, raggiunto da noi sulle colline marchigiane dove anima un campo scuola con i suoi ragazzi, a chiarire il suo pensiero da internauta: “Mazzoleni ha perso il senso della misura ma, prima ancora, ha smarrito il polso della partita. Un arbitro – io la vedo così! – è essenzialmente un educatore, i suoi gesti devono essere pedagogici, le sue decisioni inattaccabili. Se viene meno il carisma dell’arbitro la partita è falsata, e questo vale sia per i campetti dei nostri oratori che per le partite importanti come quella di Pechino. Arrivare subito a cartellini ed espulsioni – continua don Aniello – significa manifestare la propria incapacità psicologica per gestire un incontro. Le doti minime richieste per un arbitraggio dignitoso, Mazzoleni ha dimostrato da subito di non averle. L’arbitro, in un incontro come quello al quale abbiamo assistito, deve intervenire educativamente, usare sistemi, metodi e strategie tolleranti. Solo così sarà un “garante”. Ma ha visto che tensione e violenza c’era in campo? Se nel terreno di gioco c’è un arbitro vero tutto quello che abbiamo visto e sofferto non accade”.

Procediamo con ordine: il rigore. Don Aniello è categorico: “Non c’era assolutamente”.
Secondo: l’espulsione di Pandev. “Sui campi di calcio, ogni domenica, si bestemmia e si blatera senza che intervenga nessuno. Cosa avrà detto Pandev? Il labiale non fornisce alcun aiuto. Ma davvero le regole rigorose si comincia ad applicarle da Pechino? Qui passano gli elefanti sui campi di calcio e contro il Napoli abbiamo voluto colpire i moscerini”.

Don Aniello era sceso dalle montagne marchigiane con molto anticipo, un’ora prima della partita. È ospite di un’abbazia del 1023 che li ospita per prendere posto in un pub e vedere la partita. Erano sicuri di vincere, lui e i suoi giovani, tutti sportivi. “Il Napoli è la vera squadra da battere, che può puntare allo scudetto. La compagine è combattiva, compatta, ha gioco interessante. D’altra parte, se la squadra non ci fosse non avrebbe vinto, convincendo, tutte le partite della fase di preparazione”.

Don Aniello ha lasciato il pub e si è recato a far visita ad una famiglia di anziani e malati, che ritrova ogni anno e benedice con il suo sorriso. La partita l’ha vista lì, mentre i suoi giovani erano al pub a vivere l’angoscia di un arbitraggio assurdo. Alla fine, prima di andare a ritrovare i suoi ragazzi, don Aniello ha chiesto un computer ed ha lanciato il suo allarme via facebook, con tanto di sintetica analisi sull’accaduto: “l’arbitro era affetto da sindrome di onnipotenza”. Stando ai “mi piace” la condivisione è stata diffusa.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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