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Don Manganiello: l’informazione ignora il dramma degli Ultimi

Don Manganiello: l’informazione ignora il dramma degli Ultimi
di don Aniello Manganiello
don Manganiello

don Manganiello

Un operaio senza lavoro di Cicciano, Domenico Manganiello, ha messo il suo rene in vendita. E non lo ha fatto per farsi pubblicità, quindi per attrarre l’attenzione su di lui, ma perché lo stato di bisogno gli si è stretto come una morsa al collo: ha bisogno di provvedere in qualche modo alla sua famiglia e, non avendo trovato possibilità “normali” per farlo, ha pensato ad un gesto estremo, autolesionistico ma in qualche modo anche tragicamente “produttivo”. Non voglio entrare nella logica di questo pensiero deformante della realtà che ha portato Domenico a mettersi sul mercato con il suo corpo, ma sento di dover dire qualcosa sulla morsa dello stato di necessità che sta distruggendo la nostra convivenza civile, senza che emerga una consapevolezza collettiva e senza che gli organi di informazioni si calino in questa tragedia del presente.

I giornali occupano ancora gran parte del loro spazio con vicende che, di questi tempi, appaiono a dir poco surreali: intere redazioni mobilitate per censire le strade che si aprono davanti all’Italia in caso di condanna definitiva del signore di Arcore o sulle divisioni, nel Pd, che ne conseguiranno. Sono pagine lunari, echi da mondi lontani, da ere ormai cancellate dai nostri giorni ruggenti. No, non è possibile continuare a seguire questa informazione che dovrebbe, invece, riferire nel dettaglio di questa catastrofe economica ed esistenziale che si è abbattuta su tutti noi. Questa non è soltanto una crisi gravissima, ma è un ulteriore ruggito di un capitalismo immorale che, grazie alla spietatezza di una finanza degenerata, sta operando una ulteriore selezione della ricchezza che viene attratta da un numero sempre minore di mani. Lo scandalo nello scandalo è che questa crisi sta arricchendo ulteriormente, sulla pelle e sulla vita dei più deboli, pochissime tasche che erano già piene. Ci rendiamo conto di questo a tutti i livelli, dai centri dove viviamo agli scenari nazionali ed internazionali. L’informazione doveva rappresentare, in queste condizioni, il cane da guardia della libertà, il megafono sempre aperto dei disperati, degli ultimi. Invece, essa si è chiusa nel freddo cifrario del “politicamente corretto” con cronache assurde che ci mettono al corrente di vicende tossiche e insopportabili che riguardano gli gnomi che ci hanno ridotto in questo stato. A questo punto, con l’Associazione Ultimi cominceremo a fare controinformazione, a tirare fuori le storie che il regime informativo ignora, tentando di caricarci del ruolo di mettere al corrente la gente in tempo di “guerra”. Impegno che è un dovere e una sfida.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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