Lun. Ago 19th, 2019

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Don Tonino Palmese: ora beato anche don Diana

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Dev’essere in giorni come questi che sacerdoti di frontiera come don Tonino Palmese (foto), da pochi giorni nominato vicario del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, da anni referente di Libera per la Campania, afferrano con compiutezza il senso della loro “doppia militanza”: nell’esercito di Dio e in quello dell’antimafia civile. “Perché – spiega lui – siamo di fronte a un passaggio epocale, detto senza alcuna retorica. Il riconoscimento del martirio di don Pino Puglisi è una notizia straordinaria, che pone Benedetto XVI nel novero dei grandi Pontefici di Santa Romana Chiesa”.
di Massimiliano Amato

Dev’essere in giorni come questi che sacerdoti di frontiera come don Tonino Palmese (foto), da pochi giorni nominato vicario del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, da anni referente di Libera per la Campania, afferrano con compiutezza il senso della loro “doppia militanza”: nell’esercito di Dio e in quello dell’antimafia civile. “Perché – spiega lui – siamo di fronte a un passaggio epocale, detto senza alcuna retorica. Il riconoscimento del martirio di don Pino Puglisi è una notizia straordinaria, che pone Benedetto XVI nel novero dei grandi Pontefici di Santa Romana Chiesa”.
In effetti, l’omicidio del sacerdote di Brancaccio viene catalogato come “atto compiuto in odio alla fede”.
Ed è proprio questo il passaggio fondamentale. Si sancisce in maniera inequivocabile che non esisteva alcuna distinzione tra l’essere e l’agire di don Pino Puglisi. Significa che la Chiesa si è lasciata definitivamente alle spalle i tempi in cui pronunciava con imbarazzo la parola mafia.
E fa una scelta di campo irreversibile: è così?
Esatto. Con le motivazioni della causa di beatificazione di don Puglisi essa stabilisce  che il comportamento mafioso è un atteggiamento contrario alla dignità della vita e a Dio stesso. Gli assassini hanno compiuto un delitto contro la verità e la giustizia. E questo, me lo lasci dire, evita per sempre ogni forma di schizofrenia: il vivere la militanza antimafia e il credere diventano la stessa cosa.
Tra i moventi dell’omicidio fu preso in considerazione anche quello del segnale lanciato da Cosa Nostra a quella parte delle gerarchie ecclesiastiche contrarie a ogni forma di trattativa con i mafiosi. Nel ‘93 non erano pochi i sacerdoti attestati sulla linea della “dissociazione”, prodromica ad un eventuale “patto”.
Sì, è così. Però io preferisco la linea del martirio di don Puglisi. Si tratta del primo religioso martire per ragioni di mafia nella storia della Chiesa. Si eleva agli onori degli altari un modello di comportamento cristiano: e questo fa giustizia di tutte le zone d’ombra e di ambiguità, ponendo la Chiesa romana in primissima linea nella lotta alle mafie. Chi toglie i bambini dalla strada, chi ha il coraggio di sbarrare la porta della propria parrocchia ai malacarne, chi si rifiuta di scendere a qualsiasi forma di compromesso con la cultura della violenza e della sopraffazione entra nel novero dei grandi esempi di fede cristiana. E’ la sintesi perfetta tra l’essere credente e l’agire.
Ci sarà qualche mafioso devoto in meno…
Può darsi: questa causa di beatificazione mette automaticamente fuori dalla comunità dei credenti boss e picciotti. Ognuno ha i propri percorsi individuali di fede: ora però c’è un ulteriore atto ufficiale che stabilisce l’inconciliabilità tra l’agire mafioso e l’appartenenza al popolo di Dio. Ma non voglio entrare in questo campo. Non oggi almeno, di fronte ad una notizia così bella. Aggiungo solo un auspicio: che la causa di beatificazione di don Puglisi sia solo la prima di una serie.
Si riferisce a don Peppe Diana, ucciso dai Casalesi un anno dopo don Puglisi?
Mi riferisco a don Peppe Diana, ma anche alla figura di un grande laico credente: il giudice Rosario Livatino. Uno degli ultimi documenti della Conferenza episcopale su Chiesa e Mezzogiorno ha indicato tre modelli dell’essere cristiano: don Pino Puglisi, don Peppe Diana e il magistrato ammazzato ad Agrigento nel 1990. Un anno fa il vescovo di Agrigento ha firmato il decreto per l’avvio del processo di beatificazione. Spero che la diocesi di Aversa avvii presto un analogo percorso anche per don Diana, sul cui martirio in nome della fede cristiana  non c’è da nutrire il minimo dubbio.

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