Dopo Della Valle perfino Passera e Fornero inchiodano la Fiat

Dopo Della Valle perfino Passera e Fornero inchiodano la Fiat
Stabilimento Fiat di Pomigliano D'Arco

Dopo l’annuncio di Fiat sullo stop a “Fabbrica Italia”, i ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro, Corrado Passera e Elsa Fornero, chiedono al Lingotto un “chiarimento” che è ormai “ineludibile”. La Fornero riferisce di aver sollecitato un incontro all’amministratore delegato Sergio Marchionne e che questo potrebbe tenersi “nei prossimi giorni”. Per parte sua, il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, invita l’ad Marchionne ad incontrare i sindacati «prima del nuovo piano ad ottobre» ma aggiunge: «Questi non sono santi, non sono filantropi, ma sono gli unici che sanno costruire un’auto. Se saltano ci fanno ballare in tutto il Centro-Sud». «È urgente fare chiarezza al più presto al mercato e agli italiani», ha sottolineato Passera, il quale ha aggiunto che «il governo e io faremo tutto ciò che possiamo nel rispetto delle norme, per assicurare che le responsabilità che Fiat ha verso il paese vengano rispettate e ben chiarite. È chiaro – ha aggiunto – che non è pensabile che la politica possa sostituirsi alle scelte del mercato», ma secondo il ministro è necessario capire «una serie di annunci» che «non permettono di capire la strategia che l’azienda ha sull’Italia». Nessun commento invece al ministro sull’attacco arrivato a Marchionne dell’imprenditore Diego Della Valle, e da Cesare Romiti. Sulla stessa lunghezza d’onda Fornero che vuole sapere da Marchionne «che cosa ha in mente per i suoi piani d’investimento e per l’occupazione in questo paese» poiché la «responsabilità di un management» è verso tutti gli stakeholder e i «lavoratori sono i primi». Da Verona, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, si smarca e dice: «Oggi parlo solo di biciclette». Mentre la politica ritorna anche oggi all’attacco: dal segretario del Pdl, Angelino Alfano («riteniamo molto grave che la Fiat abbandoni l’Italia») al leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, (le decisioni della Fiat sono «legittime» ma «moralmente discutibili»). L’ex ministro del lavoro del governo Prodi, Cesare Damiano (Pd) ribadisce: il governo deve convocare l’azienda. Intanto, il Codacons minaccia una class action se il governo non avvierà «le dovute azioni di recupero dei fondi pubblici elargiti alla Fiat nell’ultimo decennio» per «restituire i soldi ai cittadini».

m.amelia

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