Dopo il ventennio, Salerno sembra rialzarsi

Dopo il ventennio, Salerno sembra rialzarsi
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Che nel partito democratico a Salerno ci sia stato e ci sia ancora un serio deficit di autonomia dal pensiero di De Luca è cosa abbastanza evidente. Ultima prova di questa imbarazzante sudditanza è stato il passaggio grottesco e massiccio della federazione provinciale dalla sponda bersaniana a quella renziana nel giro di pochi mesi. Abbiamo per questo suscitato più di una perplessità (e anche un po’ d’ilarità) nell’Italia intera. Lo stesso Renzi ha finito, forse, per non fidarsi, tenendo fuori e mortificando le legittime aspirazioni del primo cittadino a qualche seggio ministeriale. Come è stato possibile che nessuno dei tesserati si sia posto il problema e sia passato con disinvolta spregiudicatezza da una parte all’altra senza fiatare sol perché il “gran capo” così aveva deciso? E ancora, come e da che cosa sia stata determinata questa sua imbattibilità, questa sua capacità di convincere tutti o quasi tutti a stare dalla sua parte? Una risposta a questi interrogativi, purtroppo, c’è. In primo luogo, questa lunga egemonia ha finito per logorare la “sinistra” a Salerno. Inoltre, il “pensiero unico”, la comunicazione completamente dalla sua parte e la saggia quanto meditata spartizione del potere locale agli uomini più fedeli e non ai più capaci, ha determinato la mancanza di alternative al primo cittadino e, di fatto, l’incapacità di esprimere una nuova classe dirigente. “L’uomo della provvidenza”, “l’uomo solo al comando”, ha fatto, in questi anni, il vuoto dietro di sé. La stessa opposizione è restata per troppo tempo completamente subalterna. Essa, non ha saputo far emergere alcuna figura che avesse potuto misurarsi ad armi pari con De Luca perdendo sistematicamente tutte le competizioni elettorali. Il sindaco ha stravinto anche quando lo stesso centrosinistra gli ha messo di fronte un altro suo candidato. Nonostante qualche crepa, che per la verità si comincia ad intravedere, il suo potere sembra ancora godere buona salute. Tuttavia, in città i comitati civici si stanno intensificando. Si percepisce un nuovo entusiasmo verso i temi della partecipazione democratica e delle scelte strategiche sul futuro della città. Al tempo stesso, il letargo in cui sembrava essere precipitata la Salerno creativa sta lentamente lasciando spazio ad una generazione d’artisti, scrittori e poeti giovanissimi che vogliono assolutamente dire la loro. Lontano dalle accademie un po’ in affanno e dai protezionismi municipali che, in questi anni, hanno favorito esclusivamente chi apparteneva al gruppo dirigente, quest’ultimi s’affacciano sulla scena pretendendo ascolto e visibilità. A tale proposito, è bene ricordare che, in questo settore, il lungo ventennio ha grandi responsabilità; da una parte, ha di fatto consegnato nelle mani dei napoletani l’intero comparto dello spettacolo mortificando tutte le energie che, pur tra mille difficoltà, avevano tentato di emergere; dall’altra, ha favorito e foraggiato una miriade di gruppuscoli amatoriali che hanno zavorrato l’intero settore facendolo precipitare, spesso, in un imbarazzante provincialismo. La lirica ha fatto il resto, spendendo molto più di quanto una piccola città come la nostra potesse permettersi. Adesso, alla città, non restano che i debiti e l’amara costatazione che Salisburgo “val molto più che una messa”.

redazioneIconfronti

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