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Dossier / Così muore il centro storico di Salerno

Dossier / Così muore il centro storico di Salerno
di Elvira Morena
Elvira Morena

Elvira Morena

Esiste una folta letteratura sul concetto di tempo, esiste una crescente casistica sulle fasi evolutive sociali e tecnologiche che si afferma nel tempo. Il tempo è in progress e il progress non in tutti i casi arriva in tempo e avanza al passo con i tempi. Capita di guardarsi intorno e il percorso procede a ritroso, mentre compaiono clamorosi deja vu che la mente aveva cancellato. Questa premessa sembra buttata lì per trattare grandi temi. Invece, nasce dal semplice disappunto legato al disagio e alla rabbia delle aspettative tradite. È volta a denunciare il degrado in cui è ripiombato il centro storico di Salerno, dopo gli anni della riqualificazione, gli anni successivi delle promesse che hanno fatto ben sperare i salernitani tanto da indurre molti di loro, me compresa, a investire in questo luogo per viverci. L’evidenza quotidiana dà risalto al degrado tradotto in uno stato di incuria e sporcizia meno evidente nelle vie di passaggio, là dove esiste una certa attenzione di facciata e l’impegno giornaliero di commercianti e uomini di buona volontà pronti a intervenire in prima persona nel ripristino della decenza. Nei vicoli e larghetti interni, invece, vige lo stato di perenne abbandono tradotto nell’assenza di igiene, in tombini debordanti, nei rifiuti stanziali sparsi ai margini, dentro alle fughe del basalto, a mucchi negli angoli… tra le pieghe del vivere incivile. Con l’avvento della raccolta differenziata, che, secondo modalità più o meno corrette, ogni residente del centro storico si appresta a rispettare, i resti di materiale organico e inorganico permagono in loco per giorni, macerando si saldano alla pavimentazione pubblica. Ne conseguono effetti prevedibili: effluvi maleodoranti e flotte di insetti e ratti. Fenomeni che non conoscono temperatura, ma si accentuano con la calura estiva. Il degrado è una pietra opaca sfaccettata! Esistono il degrado ambientale, quello morale… Ogni sua faccia uccide e mortifica la bellezza. Così, non è bello attraversare Via dei Mercanti e, l’attimo che segue la chiusura dei negozi, vedere spuntare come funghi banchi e banchetti di merci contraffatte, gestiti dai soliti venditori ambulanti, molti dei quali abitano nel centro storico in alloggi insalubri di fortuna. E non esiste controllo alcuno, come se chi di dovere fosse preposto in automatico solo a “far cassa”, multando le auto in divieto di sosta. Così come non è bello stazionare in Largo Dogana Regia e pensare a Bombay! E non sembra affatto bello vedere Piazza Sedile del Campo, il cuore della città antica, ridotta in una gruviera di buchi che spacciano panini e fast-food Mediorientale tra arredi esterni precari, casuali, di scarso gusto estetico che male si sposano con la bellezza dei luoghi. E non esiste ordinanza alcuna atta a tutelare il decoro e lo stato dei luoghi della presunta città turistica. Inoltre, l’accento va posto sulla improbabile bontà di opere pubbliche dalla storia recente. Una tra tutte, la pavimentazione in Via Porta Catena, la quale versa in pieno dissesto tra pietre divelte, sconnesse dal piano stradale, in frantumi, assenti a tratti. A molti sfugge che fatti e misfatti hanno un costo in euro e i costi ricadono sempre sulla comunità cittadina costretta a versare copiosi dazi, ricevendo in cambio cosa? Servizi fantasma, “servizi non servizi”. L’attenzione, poi, si sofferma su quei Palazzi, gli esigui beni culturali assegnati dalla storia a Salerno. Ebbene, i Conventi del centro storico alto, tra cui le ex carceri e Palazzo San Massimo, in tempi politici di illusorio splendore, respirarono la speranza di una rinascita nel progetto bello degli Edifici mondo. Il mondo non si è fermato e gli Edifici sono scesi dal mondo e non per volontà dei salernitani! Hanno seguito una storia diversa, la dolorosa storia della decadenza. Di fatto, i Conventi inseguono l’inesorabile corsa verso il disfacimento della materia, mentre Palazzo San Massimo, sezionato in lotti al pari di uno stabilimento industriale dismesso, dopo un’asta andata deserta, continua a vivere lo status di “singletudine”. Migliore fortuna è toccata a Palazzo Fruscione, per il recupero del quale sono stati investiti parti dei fondi europei, altre furono dirottate sul discutibile progetto Fronte del mare, che ha visto negli anni l’accanimento delle energie amministrative. Dopo il fiato alle trombe nelle inaugurazioni mediatiche, i tagli dei nastri, i cerimoniali in onore di tecnici illuminati, amministratori comunali folgorati e sporadiche manifestazioni dal dubbio valore culturale, il bel Palazzo rimane un Palazzo di pregio con i battenti chiusi. Biblioteca multimediale o l’ennesimo sepolcro imbiancato colpito da una ingravescente amnesia politica e mediatica? Il tempo in progress nel bene e nel male procede la sua corsa e, anche in questo caso, emetterà la sua sentenza.

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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