Mar. Giu 25th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Due crisi storiche sulle rive del Tevere

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di Carmelo Conte
di Carmelo Conte

newCarmelo_Conte_Salerno_È significativo che Roma, in quanto capitale della Chiesa Cattolica e Capitale d’Italia, sia attraversata da due gravi crisi, una di qua, l’altra di là del Tevere, che pur se tra loro formalmente non interconnesse, hanno in comune le stesse cause: la diffusione della degenerazione e la disfunzione delle istituzioni. Evidentemente i due mondi, sebbene molto diversi, si sono contaminati reciprocamente, come provano scandali storici che li hanno coinvolti, in specie sul piano finanziario. Appare, perciò, utile sottolineare le diversità, di forma e di sostanza, con cui i rispettivi governi si stanno muovendo per far fronte a problemi simili. Ebbene, della crisi vaticana si occupa direttamente Papa Francesco che sta esercitando il potere pontificale con lo spirito di vescovo che è insieme pastorale e operativo. Tant’è che, senza esitazioni, prima ha denunziato pubblicamente il malaffare, l’impropriam influentiam, come ha definito il comportamento delle lobby che si sono impossessate delle istituzioni finanziarie e gestionali della Chiesa; poi ha rimosso i responsabili e avviato la riforma delle strutture di comando. Un’opera in cui ha dato risalto ai peccati e agli errori, più che ai peccatori e ai giudici ecclesiali, al contrario di quanto avviene in Italia. In tal modo ha suscitato un moto di solidarietà tra i fedeli che non hanno disertato né protestato, si sono stretti intorno a lui. A questa fase critica e di rilancio del Vaticano, fa riscontro la decadenza della politica italiana che stenda a riprendersi perché non esprime più ideali (fedi), ma un susseguirsi di governi che da oltre vent’anni tirano a campare e non rigenerano le istituzioni. Che ora, attanagliate dalla crisi finanziaria, rischiano di sfaldarsi, con gravi ripercussioni sulla stessa democrazia, ridotta a un circuito di polemiche giudiziarie e autoreferenziali in cui si stagliano due personalità di rilievo: Silvio Berlusconi, uno dei primi responsabili dello sfascio, che i suoi avversari vorrebbero lapidare e i suoi amici santificare; e Giorgio Napolitano, il papa laico, che è stato chiamato dal Parlamento in seduta comune a garantire governabilità ed equilibrio tra i poteri. E’ considerato, per usare la formula di Montesquieu, l’unico ressort, la sola molla credibile di cui dispone l’Italia per avviare la propria rinascita, in attesa che maturino altre forze in grado di interpretare questo ruolo. Un compito difficile al quale, non avendo un potere diretto (da Repubblica Presidenziale) come Papa Francesco, attende con il pragmatismo di scuola togliattiana e la forza della persuasione, nel tentativo di sottomettere all’interesse generale anche le vicende personali, evitando di criminalizzarle. È portatore di una soluzione temporanea, quasi de-storicizzata, che egli stesso ha circoscritto con un comunicato diramato martedì scorso: evitare la crisi e le elezioni anticipate ché sarebbero gravide di pericoli imprevedibili; garantire agibilità politica a Berlusconi in quanto capo dell’opposizione; la sentenza di  condanna vive di una sua imprescindibile fisiologia esecutiva, pertanto va rispettata, ma può essere criticata. Rispetto a questa cornice il Cavaliere cha elaborato una sua strategia: in via principale, vuole la grazia senza condizioni invalidanti, in mancanza presenterà ricorso avverso la sentenza della cassazione alla Corte di Strasburgo chiedendo la condanna dell’Italia per violazione dei diritti dell’uomo. Inoltre, opererà per far durare la legislatura il più a lungo possibile, in modo che trascorra il periodo della sua interdizione dai pubblici uffici, di cui si aspetta una sostanziale riduzione da parte della Corte di appello di Milano, e possa ricandidarsi. E’ una linea di difesa (e di attacco) che ha un significato inequivocabile: Berlusconi mette nel conto anche di dover scontare un anno ai domiciliari o ai servizi sociali, come gli impone la sentenza di condanna, ma non intende ritirarsi a vita privata. “Nel mio futuro politico c’è il martirio non la resa”, va ripetendo ai fedelissimi. Viene da chiedersi, perciò, quale sia il male minore per l’Italia, la grazia o la…disgrazia.

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