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Due dei Ragosta, re del ferro, restano in carcere

Due dei Ragosta, re del ferro, restano in carcere

Fedele Ragosta

Restano detenuti Giovanni e Francesco Ragosta, finiti agli arresti lo scorso 22 agosto, mentre ottiene il beneficio degli arresti domiciliari (grazie a un provvedimento del gip Capuano, su istanza della difesa), il terzo fratello Fedele Ragosta. La Procura di Napoli vede confermato dal Tribunale del Riesame di Napoli l’impianto centrale del ragionamento investigativo, a proposito dei rapporti tra alcune attività del gruppo imprenditoriale Ragosta (diventato leader nel commercio del ferro, ma anche in attività legate alla ricezione e al comparto alimentare) e il clan Fabbrocino. Regge l’ipotesi del concorso esterno in associazione camorristica, non passa invece l’accusa di tentata corruzione. Ed è proprio a proposito della posizione di Fedele Ragosta, che il Riesame si è pronunciato anche sui rapporti intrecciati tra l’imprenditore e l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate in Campania Enrico Sangermano: su questo punto, i giudici hanno accolto il ragionamento difensivo (sostenuto dai penalisti Massimo Krogh e Mario Papa), revocando la misura cautelare che era stata applicata lo scorso agosto. E’ la terza volta in pochi mesi che il Riesame si esprime nel corso dell’inchiesta che vede coinvolto il gruppo imprenditoriale dei fratelli Ragosta, a distanza di quasi sette mesi dal primo provvedimento cautelare.
Si tratta sicuramente di una decisione a favore della Procura (indagine dell’aggiunto Federico Cafiero De Raho e dei pm Alessandro Milita e Ida Teresi): lo scorso marzo sono scattati gli arresti ed i sequestri in un’inchiesta ad ampio spettro: la Procura ipotizzava una massiccia opera di riciclaggio aggravato dal fine camorristico, in relazione ai contatti tra i Ragosta e un pregiudicato considerato testa di ponte dei Fabbrocino; poche settimane dopo, però, il Riesame rigetta le conclusioni della Dda di Napoli, ritenendo non provato il rapporto tra gli imprenditori e la camorra del boss Mario Fabbrocino. C’è un supplemento investigativo, si arriva un secondo provvedimento lo scorso luglio, quando la Procura ottiene l’arresto dei fratelli Ragosta per concorso esterno in associazione camorristica. Decisive le indagini della polizia tributaria della Finanza di Napoli che raccolgono la testimonianza di imprenditori ritenuti costretti a ritirarsi dall’acquisto dell’hotel Raito al momento della gara, ma anche il racconto di alcuni pentiti a proposito del monopolio nel commercio del ferro garantito da un accordo tra i Gionta e gli stessi Fabbrocino. Il Tribunale del Riesame però dichiara l’inefficacia formale dell’atto (mancata trasmissione di alcuni interrogatori), mettendo così in moto una nuova rincorsa della Procura. Siamo ad agosto, colmato il vuoto formale, i pm ottengono un terzo arresto battendo ancora sul concorso esterno in associazione camorristica: misure cautelari che vengono confermate dal Riesame, regge l’impianto della Procura, facile immaginare un ricorso per Cassazione da parte della Procura.

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