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È costante tra noi la presenza di Cristo

È costante tra noi la presenza di Cristo
di Michele Santangelo

gio7Oggi, nella liturgia della Chiesa si celebra la solennità dell’Ascensione di Gesù al cielo. L’evangelista S. Luca, infatti, racconta negli Atti degli Apostoli che Gesù dopo essersi mostrato dopo la sua passione ai suoi discepoli vivo per quaranta giorni, offrendo loro molte prove della sua presenza, in uno dei momenti in cui si trovava a conversare con essi fu “elevato in alto e una nube lo sottrasse al loro sguardo”. È certamente, questo, uno dei tanti avvenimenti eccezionali di cui i discepoli di Cristo furono testimoni diretti dopo la sua risurrezione.

È convinzione comune e consolidata nell’assemblea dei credenti che i grandi Padri della Chiesa siano stati i migliori e più autentici interpreti del messaggio affidato da Gesù agli apostoli e da questi poi registrato nei testi del Nuovo Testamento; non solo, ma gli scritti che essi ci hanno lasciato rappresentano un caposaldo al quale, da sempre, hanno fatto riferimento il Magistero ufficiale della Chiesa e la riflessione dei più grandi e significativi teologi e studiosi dei testi sacri nell’elaborazione della dottrina che costituisce la fonte alla quale la fede autentica dei cristiani quotidianamente si alimenta. Ebbene, S. Leone Magno, che, tra i Padri della Chiesa è considerato uno dei più importanti, sulla solennità dell’Ascensione ha lasciato un magnifico discorso nel quale afferma che la Provvidenza di Dio, per tutto il tempo che trascorse tra la risurrezione e l’ascensione di Gesù al cielo, fece in modo che i suoi discepoli si convincessero sempre più che Egli era veramente risuscitato, così come “realmente era nato, aveva patito, era morto” in croce. E tutta la trepidazione per la sua fine e la titubanza nel credere alla Sua risurrezione, anziché scoraggiarli e buttarli nella disperazione, li avevano così fortemente confermati nella verità che, nel momento in cui videro il loro Maestro ascendere al cielo non provarono tristezza, ma addirittura il loro cuore si riempì di grande gioia.

E naturalmente non senza essersi lasciati, per un po’, attraversare dal dubbio, dall’incertezza, dalla perplessità, tanto che mentre Lui annunciava loro che, a differenza del battesimo amministrato da Giovanni Battista, essi sarebbero stati “battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni”, alludendo alla prossima Pentecoste, la loro mente era ancora percorsa da un’attesa di natura diversa: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno d’Israele?”. Si aspettavano forse che Gesù mettesse fine, in quel tempo alla storia di fatiche, di dolori, di miserie e di tribolazioni per il suo popolo. Tutt’altro. La risposta di Gesù è il mandato della testimonianza: “avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra”. Dopo di che “fu elevato in alto sotto i loro occhi ed una nube lo sottrasse  al loro sguardo”. Si inaugura forse, così, una latitanza di Gesù, lasciando ai suoi solamente il gravoso, anche se altamente meritorio, compito  di ammaestrare tutte le nazioni,  insegnando loro ad osservare tutti i suoi comandamenti?  Assolutamente no! In questo potranno sempre contare sulla sua presenza costante: “Ecco, io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Difatti il compito precipuo di tutti quelli che credono non è tanto quello di trasmettere al mondo una dottrina, quanto quello di comunicare una presenza. Non si è maestri di fede spargendo in giro nozioni, parole, ragionamenti più o meno convincenti sulle questioni religiose, ma sforzandosi di essere nella vita di ogni giorno segno della presenza di Dio nel mondo.

Dopo che Gesù fu elevato al cielo, i discepoli erano rimasti a guardare in alto, estasiati.  Ma due uomini in bianche vesti quasi li apostrofarono: “uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?” Sapere che Gesù è salito in cielo non significa abbandonarsi alla contemplazione di un prodigio, ma sentirsi caricati del compito di continuare a fare quello che ha fatto Lui, continuare a far valere nella pratica quotidiana i valori e le scelte da Lui annunciati e vissuti, compiere il mestiere di uomini, ma con la coscienza che Lui ci ha inviato il suo Spirito per consentirci di vivere un’esperienza assolutamente nuova.

 

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