È davvero il calcio il vero ‘oppio dei popoli’?

È davvero il calcio il vero ‘oppio dei popoli’?
di Ernesto Scelza
Ernesto Scelza
Ernesto Scelza

Un Brasile ‘orfano’ del suo presidente, Luiz Inácio Lula da Silva,ospita il Campionato del Mondo di calcio. Orfano per modo di dire, visto che Lula è ben vivo e addirittura conta di tornare a visitare presto l’Italia e spera di incontrare Papa Francesco. Tra icone ‘pop’ si intenderanno. L’ultima volta a riceverlo c’era il ‘nonpiùCav’, che si era portato Kakà e Ronaldinho per rendergli omaggio. “In Italia ho fatto più io che la sinistra” gli avrebbe detto, in un accesso di quella ‘sindrome di Zelig’ che lo affligge e che gli fa credere di essere sempre più qualcosa di chiunque. Ricordate? Più autoritario di Putin, più guitto di Grillo, più folle di Geddafi, anche più‘abbronzato’ di Obama. Più bello di tutti. Era logico che pensasse di essere più brasiliano e più rivoluzionario di Lula. Bei tempi passati! Ora né Berlusconi né Lula ci commenteranno i Mondiali. A fare da sfondo alle partite, prima, durante e dopo il fischio d’inizio è la protesta dei Brasiliani. Contro la corruzione, i salari bassi, il costo dei trasporti. Contro le morti sul lavoro nei cantieri dei ‘Mondiali’.E il Brasile si mostra lontano da quello del ‘boom’ economico proprio del periodo di Lula: quando cresceva al tasso del 7 per cento di Pil. Ed è messo in discussione il suo sogno ambizioso di essere, con la Cina, il Paese che avrebbe creato un nuovo ‘ordine economico mondiale’ superando l’egemonia nordamericana. Oltre il neocapitalismo della Banca mondiale, del Fondo monetario internazionale, dell’Organizzazione mondiale per il Commercio. La sua presidentessa, Dilma Rousseff, molto, molto lontana dal quasi 90 per cento dei consensi di Lula presidente, evita anche di pronunciare il saluto di apertura del Campionato. Per evitare di essere subissata dai fischi.

I Confronti/Le Cronache del Salernitano

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