Mar. Lug 23rd, 2019

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E de Magistris ritrova in piazza anche la rabbia degli inquilini delusi

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Nuova Italia Napoli rivendica rispetto delle cicliche promesse per quanti aspirano all'affitto sociale

Hanno sfidato il maltempo per protestare contro la cattiva gestione delle politiche abitative da parte del Comune di Napoli ed in particolare dell’Assessorato guidato da Bernardino Tuccillo. Questa mattina in Piazza Municipio, si sono radunate famiglie, precari, gente comune per protestare contro la politica della Giunta comunale colpevole, secondo i manifestanti «di non offrire nessun tipo di soluzione all’emergenza abitativa con un sostanziale blocco dell’assegnazione delle case popolari». In particolare, accusano gli esponenti dell’associazione Nuova Italia Napoli, e agli altri movimenti spontanei e sindacali per la casa «non si è provveduto al riconoscimento, come disposto dagli atti deliberativi del comune e da diversi protocolli». I manifestanti hanno rivendicato «l’affitto sociale, l’edilizia popolare, il sostegno al reddito, la tutela dei beni pubblici e le garanzie di diritti fondamentali dell’uomo quali la casa, il lavoro, la salute, l’istruzione, la cultura che sia il Governo Nazionale sia la Giunta del Comune di Napoli non sembra voler più sostenere ed espandere». L’intenzione era di avviare una mobilitazione generale sempre più forte e decisa per spingere il sindaco di Napoli e la sua amministrazione a mantenere le promesse sancite da atti deliberativi e da protocolli d’intesa. La richiesta giunta dai manifestanti ed in particolare de gli esponenti di Nuova Italia Napoli, Rosario Lopa e Alfredo Catapano è di «assegnare le case popolari, per chi in maniera compatta e indignata rappresenta la parte sana del paese, quella gente che vive e lavora affrontando fatiche e prove dure senza appoggi e senza sostegni d’alcun genere, ha deciso di manifestare tutta la propria indignazione verso un mondo politico e imprenditoriale che ormai ha perso completamente il contatto con la realtà ed è preso solo dai propri interessi particolaristici e da beghe interne, dimenticando che l’economia vera, quella reale, si regge sulle spalle di operai, impiegati, artigiani, piccoli imprenditori, precari per mettere in luce le gravi mancanze di una classe dirigenziale e amministrativa assolutamente cieca dinnanzi ai problemi concreti di una massa di persone che ogni giorno di più viene spinta ai margini della società a vantaggio di un gruppo di privilegiati collusi con un sistema di potere corrotto e ipocrita».

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