Mar. Giu 25th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

È Gesù il mediatore della nostra grande opportunità di salvezza

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di Luigi Rossi
di Luigi Rossi

vignaSu “Avvenire”, in prima pagina, ho letto la giusta denuncia circa una nota blasfema che ha offeso con la mia, la sensibilità di tanti nel mondo. E’ stata pubblicata su facebook che, alla protesta di qualcuno, ipocritamente ha risposto asserendo che nel controllo effettuato non è stata riscontrata violazione delle regole “in merito ai discorsi di odio”. Di conseguenza è stata messa in rete la vignetta che rappresentava una Madonna intenta a guardarsi la pancia e con fastidio pronunciare l’espressione: “Maria Vergine avrebbe dovuto abortire”!

È, questa, nell’opulento, stanco, frastornato Occidente, una manifestazione di libertà di espressione che non presenta segno alcuno di odio?

Nel mondo mussulmano avrebbe determinato, e giustamente, la reazione di tutti anche in considerazione del rispetto che portano verso Maria.

Allora, per coerenza, in virtù dell’aborto auspicato, l’estensore della melensa provocazione e chi gli tiene bordone in nome di una presunta libertà di espressione dovrebbero rinunziare ad ogni beneficio che deriva loro dalla presenza di Gesù nella storia dell’umanità e ritornare nella caverna dell’uomo lupo al proprio simile.

Il Vangelo di questa domenica, invece, ribadisce, esaltandolo, l’ottimistico senso di fiducia nell’uomo così come traspare dalle parole di Gesù. Egli invia per Israele i suoi discepoli raccomandando di entrare in ogni casa per augurare la pace, pronti ad accettare l’ospitalità e concedere in cambio la guarigione annunciando che il Regno di Dio è vicino. Egli è convinto che “la messe è abbondante”; cioè Gesù è consapevole che la terra continua sempre a garantire i suoi frutti: il grano, che in questo caso rappresenta l’umanità da lui osservata e giudicata in un modo nuovo, infatti, nella sua bontà non può non vedere il campo traboccante di spighe. E continua invitando con parole fino ad oggi interpretate sovente come una sorta di pianto greco, circa lo scarso numero degli operai. Alcuni ambienti ecclesiastici, pronti ad esaltare nostalgicamente il passato ritenuto sempre migliore, si abbandonano a manifestazioni di sfiducia e a giudizi negativi circa la provvidenza implicita nella storia e, quindi, sulla capacità oggi di beneficiare della salvezza. Ma, a ben riflettere, l’affermazione dl Maestro di Nazaret non è un lamento circa la mancanza di operai nella vigna del Signore, bensì un ribadire che il mondo è buono, che Dio semina il bene nei cuori, per cui i discepoli sono inviati per operare il capovolgimento di prospettiva annunciando, appunto, che il Regno è vicino. Ed oggi da più parti è possibile percepire il momento epocale per dare inizio ad una autentica rinascita religiosa; perciò ci si deve impegnare a vivere la crisi, da tutti denunciata, come un laboratorio di progetti fecondi, di frutti di libertà per la vera salvaguardia dell’uomo e del creato.

È vero, possono risultare pochi e, spesso, mancano del tutto gli operai del bello, i contadini del buono, vale a dire i discepoli mandati dal Signore nella sua vigna; ma chi vi opera è invitato ad avere una mentalità più positiva verso l’umanità, confidando in Dio e non sui mezzi umani. Da qui l’invito perentorio a non portare borsa o sacchi e sandali, cioè a non fare affidamento sui mezzi materiali o ricchezze, consapevoli della necessità di testimoniare l’amore di Dio e di annunciare il vero vangelo, senza bisogno di cose. Accettare di avere un ruolo nell’umanità, ma da svolgere con queste modalità, può ancora apparire un operare come agnelli in mezzo ai lupi, ma da queste parole non deriva la rassegnata circostanza che il male vincerà, significa soltanto che i suoi agenti sono più numerosi forse, ma certamente non più forti.

Una dimostrazione è fornita proprio dall’operato di papa Francesco, il quale pubblica la sua prima enciclica come gesto di convergente azione ministeriale con quella svolta da Benedetto XVI. La luce della fede è la prima scritta, per così dire, a quattro mani e pone fine al magistero del papa emerito, il quale ha realizzato la stesura preparatoria considerandola la conclusione di un percorso iniziato con l’enciclica sulla carità e continuato col suo bellissimo inno alla speranza. L’ultimo documento pubblicato costituisce la logica conclusione dell’anno della fede, ma anche la riconferma della singolarissima esperienza della chiesa di Roma con i suoi due papi, che testimoniano, così, come la successione petrina è un coerente impegno a confermare i fratelli proprio nella fede.

Nella nuova enciclica, siglata da Francesco, si legge che la fede è innanzitutto un dono di luce necessario per illuminare adeguatamente l’esistenza umana e consentirle di allargare i suoi orizzonti rafforzando la fiducia nel bello e nel buono, che nella loro completezza  possono venire solo da Dio. Ad annunziarlo sono coloro che, avendo creduto all’invito della Parola, sono stati capaci, come Abramo, di uscire dall’egoismo del proprio io per iniziare il viaggio che porta all’incontro con l’amore trinitario, il solo che può vincere la sterilità di una vita senza prospettive, senza speranze, senza futuro. Mediatore di questa grande opportunità di salvezza è Gesù, la cui vita ed il cui insegnamento risultano totalmente affidabili perché nessuno più di lui è capace di stare, mano nella mano, a fianco del prossimo più bisognoso, gli ultimi, i paria che tutti gli altri sfuggono. Egli è il solo che veramente ci può parlare di Dio facendoci partecipi del dono della fede perché la sua incarnazione lo ha reso completamente uno di noi, a noi simile in tutto, anche e sopratutto nel dolore, nella solitudine, nell’abbandono, nella sconfitta, proprio in tutto, eccetto il peccato, perché ha saputo superare ogni tentazione, anche la più subdola. Ci procura il dono dell’autentica fede perché Egli è la Verità; quindi la sua presenza e la sua persona risultano estremamente attuali oggi, quando si ricerca solo l’apparenza, l’immagine e non la realtà del bene.

Questa fede, che nasce dal dono amorevole di Dio, rafforza i vincoli di fratellanza tra gli uomini e, se veramente sentita, ispirando una vita coerente, contribuisce a trasformare la città dell’uomo nella città dell’amore che rinsalda i vincoli sociali, aiuta a superare ogni crisi perché affratella facendo considerare proprie le difficoltà degli altri, impegnando a collaborare per la soluzione dei problemi che angosciano il quotidiano di tutti. Perciò, non si può non concludere se non invocando Maria, Beata perché ha creduto, Icona perfetta del fedele.

Ella ha concepito con fede e gioia, esattamente il contrario di quanto, in modo banale, si auspicava nella vignetta scritta da chi per non precipitare nell’angoscia di una solitudine senza speranza deve avere il coraggio di iniziare una lunga meditazione e trovare le ragioni del suo credere alla vita proprio nella Vergine che ha generato il Figlio, Salvatore di tutti, anche di chi continua gratuitamente ad offenderLo per avere un minuto di oscena celebrità.

 

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