E-government, l’Italia fanalino di coda in Europa

E-government, l’Italia fanalino di coda in Europa

egovernmentE-government in Italia? Troppo indietro. Lo dice un rapporto comparativo dell’Ocse.
Il nostro Paese resta indietro rispetto a tutti gli altri Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico per quello che riguarda l’uso di Internet nei rapporti con la pubblica amministrazione.
Con il termine “e-gov” (abbreviazione di e-government che sta per pubblica amministrazione digitale) si indica il processo di governo delle attività e dei servizi che le pubbliche amministrazioni erogano ai cittadini o ad altre pubbliche amministrazioni attraverso l’uso di tecnologie informatiche e di internet per semplificare la circolazione delle informazioni, lo svolgimento delle procedure e di adempimenti burocratici.
Il rapporto comparativo diffuso dall’Ocse è chiaro: solo il 19% dei cittadini italiani usa la Rete per interagire con le pubbliche amministrazioni, intese come enti locali e governo centrale. La media degli altri paesi Ocse si attesta intorno al 50%.
C’è chi sta peggio: solo il Cile ha un risultato peggiore rispetto a quello del nostro Paese, con il 7% di cittadini che si rivolgono alla Rete per interloquire con le pubbliche amministrazioni.
Va decisamente meglio in tutti i grandi Paesi europei, la cui media si attesta al di sopra del 40%: la Gran Bretagna al 43%, la Spagna al 45%, la Germania al 51% e la Francia al 61%.
L’Ocse ha pubblicato oggi un rapporto comparativo sui governi e le Pubbliche amministrazioni dei Paesi membri. Oltre al ritardo nella diffusione dell’e-gov in Italia emerge anche che i senior manager della pubblica amministrazione centrale italiana sono quelli più pagati, con uno stipendio medio che si aggira intorno ai 480 mila euro l’anno, oltre 250 mila dollari in più dei secondi classificati e quasi il triplo della media Ocse.

Barruggi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *