Lun. Ago 19th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

È il gossip che sta distruggendo i “vecchi” giornali

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Non ho mai provato particolare simpatia per i cantori di morte. Non antipatia personale, mai mi permetterei, ma malevolenza per posizioni che spesso paiono arrendevoli, ricche di cedimenti al relativismo imperante che non tocca solo la religione, e portatrici del rischio di evitare una disamina attenta del problema e dei segni contrari che pur ci sono. E’ il caso di chi fa suonare i rintocchi delle campane a morto per i giornali e i media “classici” in genere.
Indro Montanelli

Indro Montanelli

di Alfonso D’Alessio

Indro Montanelli
Indro Montanelli

Non ho mai provato particolare simpatia per i cantori di morte. Non antipatia personale, mai mi permetterei, ma malevolenza per posizioni che spesso paiono arrendevoli, ricche di cedimenti al relativismo imperante che non tocca solo la religione, e portatrici del rischio di evitare una disamina attenta del problema e dei segni contrari che pur ci sono. È  il caso di chi fa suonare i rintocchi delle campane a morto per i giornali e i media “classici” in genere. Certo i dati inchiodano, sono impietosi, la flessione di vendite dei quotidiani cartacei è evidente anche in Campania, classico fanalino di coda, che però a dire il vero non si è mai distinta nelle statistiche di vendita della stampa. Ma se la crisi fosse autentica e irreversibile, perché non colpisce così duramente anche le riviste di gossip e i giornali sportivi? Anche questi hanno riferimenti web, eppure vendono senza tregua. Azzardo un’ipotesi. Non è che i quotidiani di informazione, le riviste di attualità, per paura di vendere meno, di morire, abbiano accelerato la loro sorte tentando di omologarsi a quelle riviste che invece sono nate specificamente per il gossip? Mi spiego meglio: perché un lettore dovrebbe acquistare un quotidiano quando le notizie riportate in prima pagina somigliano, nello stile e nei contenuti, a riviste specialistiche del settore che dunque sono inevitabilmente più approfondite e professionali? La corsa al gossip, un giornalismo sempre meno attento a non sostituirsi al giudizio dei lettori quanto piuttosto ad indirizzarlo, la corsa al secondo per pubblicare prima di altri una notizia che rischia di sbattere in prima pagine persone che non c’entrano nulla con quello di cui si scrive, non credo siano il futuro. Questo è il rischio maggiore anche delle nuove forme di giornalismo che, invece di lottare e porsi forzatamente in concorrenza con quelle classiche, potrebbero coesistere tranquillamente allorquando il fine non sia soddisfare ciò che la massa vuole, ma fare informazione di qualità. Questo, a mio avviso, è il vero problema che solo togliendosi il velo dell’ipocrisia si può affrontare apertamente. La scelta non è tra vecchio e nuovo strumento, ma tra vecchi e nuovi contenuti. Contenuti omologati alla legge del mercato e succubi dei desideri di una maggioranza sempre più incolta nel leggere, oppure contenuti realmente liberi (e non solo perché non legati a riferimenti istituzionali o economici) e capaci di elevare e fare cultura? E non si intravvede anche stanchezza da parte dei lettori di essere bombardati di notizie? Credo che immaginare che la gente stia sempre davanti al computer acceso o attaccati al palmare sia rischioso. In realtà anche qualora lo facessero non sarebbe l’ideale per nessuno.
[Nella foto: Indro Montanelli]

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