Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Ethos » Scrittura e vita » È il tempo della nostra testimonianza, della chiesa itinerante

È il tempo della nostra testimonianza, della chiesa itinerante

È il tempo della nostra testimonianza, della chiesa itinerante
di Luigi Rossi

1958_001_ascensione_di_cristoLa nostra vita è attraversata dal filo rosso della speranza derivante dalla Risurrezione di Cristo, cioè dal fatto che egli ora siede glorioso alla destra del Padre. Sono queste scintille di risurrezione a determinare crepe nella condizione di attesa, mentre con la sua continua benedizione Cristo ci affida il compito di predicare la conversione, cioè di uscire dalle paludi andando controcorrente per beneficiare del per/dono di Dio.

Quaranta giorni, un simbolo, non numero tondo, ma periodo fecondo durante il quale il Risorto guida i primi passi della Chiesa nascente. A un certo momento, questo suo apparire sensibilmente cessa perché la Chiesa deve camminare da sola e testimoniare con certezza gioiosa che Cristo ha portato l’umanità nella gloria grazie al suo corpo risorto, fondamento della nostra speranza (Ef. 1,10).

«Così sta scritto». Passione, Risurrezione, predicazione a tutte le genti sono amalgamate nell’evento cristologico perché l’annuncio avviene «nel suo nome». Il contenuto di questo annuncio è la conversione della mente, il credere che il Crocifisso è rivelazione di Dio, non sconfitta, e che il perdono, cioè la proclamazione dell’amore di Dio, è più grande del nostro peccato; quindi, annunciare la Croce significa annunciare Dio che perdona.

Per celebrare adeguatamente questa festa occorre evitare tre rischi: ridurre la fede a un guardare verso l’alto estraniati dalla storia, chiudersi nelle cose del mondo non sapendo andare oltre, il manifesto orgoglio di voler realizzare subito il regno di Dio.

Al tempo del Cristo visibile, succede il tempo dello Spirito Santo, che è invisibile ma attivo: è il tempo della nostra testimonianza, della chiesa itinerante, della comunità; il tempo intermedio durante il quale non è lecito dire: che fare? Infatti, la storia si scrive col contributo di ogni uomo, così come il mare si forma con singole gocce e la spiaggia con i granelli di sabbia.

Ecco perché i discepoli tornano con grande gioia a Gerusalemme. Ci attenderemmo tristezza, determinata dall’addio. Invece no. Il Risorto entra nel profondo di tutti noi per trasformarci e mostrare che la vita è più forte delle ferite che si patiscono lungo il viaggio. Egli attira verso l’alto dopo essere penetrato nell’intimo di ognuno e questa forza ascensionale indica e conduce verso una vita più luminosa.

 

 

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3631

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto