E la vita generò il futuro

E la vita generò il futuro
di Michele Santangelo
Mantegna: Presentazione
Mantegna: Presentazione

Ancora una volta, nel corso di questo anno liturgico 2013-2014, il ricordo e la celebrazione di un momento particolare della vita di Gesù si incrocia con l’abituale evolversi delle domeniche dal punto di vista liturgico  interrompendone l’abituale successione dei passi di Scrittura che settimanalmente vengono proposti all’attenzione e alla riflessione dei fedeli. È il caso, in questa IV domenica del tempo ordinario, della festività della presentazione di Gesù al tempio da parte di Giuseppe e Maria i quali, come ogni famiglia ebrea, in ossequio alla legge di Mosè per ogni maschio primogenito, conducono al tempio il proprio figlio per offrirlo a Dio. Il che non voleva significare un discrimine verso gli altri figli. Una prole numerosa, infatti, comunque era ritenuta presso  il popolo una garanzia della benedizione di Dio. Il primogenito però rappresentava il ricordo della liberazione degli Ebrei dalla grande schiavitù di Egitto, quando mentre tutti i primogeniti egiziani morirono, quelli nelle case ebree – la cui porta era stata segnata col sangue dell’agnello – vennero risparmiati. Questa festa che si celebra il due febbraio di ogni anno, dal popolo è ricordata come Candelora e come tale ha un’origine pagana perché, nel secolo V d.C., il papa Gelasio I, avendone avuto il permesso dal senato romano, sostituì la festa pagana dei Lupercalia, celebrata in onore del dio Luperco per propiziarne la protezione contro l’assalto delle greggi da parte dei Lupi, con la Festa delle candele, come simbolo di purificazione, da cui poi il nome Candelora. La prescrizione ebraica, infatti, era finalizzata alla purificazione della madre e alla consacrazione al Signore del figlio primogenito.  Può sembrare perfino strano che una famiglia come quella composta da Gesù, Giuseppe e Maria si sia sottoposta a quel rito. Ma la fedeltà alle prescrizioni rituali era fondamentale nella vita di ciascun ebreo e quindi essi non si sottraggono.

Ciò che avviene nel tempio ci viene raccontato dall’evangelista Luca: Gesù viene portato nel luogo simbolo della religiosità ebraica da Maria e Giuseppe e lì essi incontrano un anziano frequentatore che diventa subito il protagonista di tutta la scena: preleva il Bambino dalle braccia della madre ed afferma che finalmente i suoi occhi hanno visto la salvezza e la luce che avrebbe rivelato alle genti il Signore. Ritorna così il tema della luce che abbiamo più volte considerato durante le passate feste natalizie. Esso ritornerà nella celebrazione della veglia pasquale, in cui il grande cero, acceso con una suggestiva cerimonia, simboleggerà il Signore risorto e sarà di nuovo acclamato come luce del mondo.

L’incontro del Signore con Simeone e Anna accentua l’aspetto sacrificale della celebrazione e la comunione personale di Maria col sacrificio di Cristo poiché, quaranta giorni dopo la sua divina maternità, la profezia di Simeone le fa intravedere le prospettive della sua sofferenza: “Una spada ti trafiggerà l’anima”: Maria, grazie alla sua intima unione con la persona di Cristo, viene  associata al sacrificio del Figlio. Non stupisce quindi che alla festa odierna si sia dato un tempo tale risalto da indurre l’imperatore Giustiniano a decretare il 2 febbraio giorno festivo in tutto l’impero d’Oriente. Per quanto riguarda Roma, papa Sergio I, nel VII secolo, istituì la più antica delle processioni penitenziali romane, che partendo dalla chiesa di S. Adriano al Foro si concludeva a S. Maria Maggiore e si svolgeva proprio portando in mano delle candele accese.

Non si può fare a meno di ricordare che il 2 febbraio 2014 si celebra la XXXVI Giornata per la Vita. Papa Francesco ebbe ad esclamare in occasione della XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù: “I figli sono la pupilla dei nostri occhi… Che ne sarà di noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi? Come potremo andare avanti?” Tutti possono e debbono  riflettere su questo significativo messaggio. Generare una vita è “generare futuro”, come dice il motto di questa giornata. Si pensi, invece, alle migliaia di bambini che quotidianamente muoiono non per chi sa quale malattia incurabile, ma semplicemente per fame.

 

 

redazioneIconfronti

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