Mar. Lug 16th, 2019

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Muore D’Ambrosio, consigliere del Colle intercettato con Mancino

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Loris D'Ambrosio (foto), il consigliere giuridico del capo dello Stato, Giorgio Napolitano è stato stroncato da un infarto. L'ex magistrato aveva 65 anni. Una carriera di magistrato alle spalle prima di entrare nelle istituzioni, al ministero della Giustizia, fino al Quirinale, dove lo aveva portato Carlo Azeglio Ciampi. Giorgio Napolitano nel dare la notizia ha rimproverato duramente la campagna violenta di “insinuazioni e ingiurie” di cui il consigliere è stato oggetto per le intercettazioni con Nicola Mancino. D’Ambrosio è infatti diventato noto alle cronache per le telefonate con Nicola Mancino, l'ex ministro per chiesto è stato chiesto il rinvio a giudizio per falsa

Loris D’Ambrosio (foto), il consigliere giuridico del capo dello Stato, Giorgio Napolitano è stato stroncato da un infarto. L’ex magistrato aveva 65 anni. Una carriera di magistrato alle spalle prima di entrare nelle istituzioni, al ministero della Giustizia, fino al Quirinale, dove lo aveva portato Carlo Azeglio Ciampi. Giorgio Napolitano nel dare la notizia ha rimproverato duramente la campagna violenta di “insinuazioni e ingiurie” di cui il consigliere è stato oggetto per le intercettazioni con Nicola Mancino. D’Ambrosio è infatti diventato noto alle cronache per le telefonate con Nicola Mancino, l’ex ministro per chiesto è stato chiesto il rinvio a giudizio per falsa testimonianza nell’inchiesta siciliana sulla presunta trattativa tra lo Stato e la mafia. Nei colloqui Mancino si lamentava con D’Ambrosio delle indagini cui era sottoposto. A causa di quelle telefonate D’Ambrosio era stato anche sentito dai pm di Palermo come persona informata dei fatti. Ma soprattutto da questa vicenda era partita una polemica durissima contro il Quirinale. Un vero e proprio “attacco” che il capo dello Stato aveva respinto personalmente difendendo pubblicamente i suoi collaboratori: “Si è alimentata una campagna di insinuazioni e sospetti nei confronti del Presidente della Repubblica e dei suoi collaboratori, una campagna costruita sul nulla – disse Napolitano il 21 giugno scorso, nei giorni in cui le intercettazioni venivano pubblicate dai giornali -. Si sono riempite pagine di alcuni quotidiani con le conversazioni telefoniche intercettate in ordine alle indagini giudiziarie in corso sugli anni delle più sanguinose stragi di mafia, 1992-1993, e se ne sono date interpretazioni arbitrarie e tendenziose, talvolta persino versioni manipolate”. Poi la decisione del Colle di sollevare il conflitto di attribuzione contro la Procura di Palermo che si apprestava a mettere agli atti le intercettazioni che riguardavano direttamente Napolitano. Oggi il Presidente è tornato ad accusare quella “campagna irresponsabile” alimentata contro D’Ambrosio. «Insieme con l’angoscia per la perdita gravissima che la Presidenza della Repubblica e la magistratura italiana subiscono – ha denunciato il capo dello Stato – atroce è il mio rammarico per una campagna violenta e irresponsabile di insinuazioni e di escogitazioni ingiuriose cui era stato di recente pubblicamente esposto, senza alcun rispetto per la sua storia e la sua sensibilità di magistrato intemerato, che ha fatto onore all’amministrazione della giustizia del nostro Paese». Generale è stata da parte del mondo politico e delle istituzioni l’espressione di cordoglio e di stima verso il consigliere giuridico. Unica eccezione Antonio Di Pietro, le cui parole sembrano una replica proprio a Napolitano: «Respingiamo con fermezza al mittente ogni strumentalizzazione, quasi a voler far credere che la colpa sia di chi ha criticato il suo operato e non di chi ha tentato di sfruttare il suo ruolo».

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