Dom. Ago 18th, 2019

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È morto Santacroce, giudice che smascherò il patto clan-politica

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Il ricordo di Anna Maria Torre, figlia del sindaco di Pagani ucciso dalla camorra

Il giudice Domenico Santacroce (foto) è morto a Cava de’ Tirreni all’età di 79 anni. Santacroce è stato avvocato e magistrato, giudice del Tribunale di Brescia, poi trasferito a Salerno fino a diventare Procuratore capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sala Consilina. Ma è stato soprattutto amico fraterno e depositario del testamento spirituale di Marcello Torre, il sindaco di Pagani ucciso dalla camorra l’11 dicembre del 1980. Ed ora con la morte del giudice tocca ad Anna Maria Torre, figlia di Marcello, ricordare l’amico fraterno del padre.
Signora Torre, chi era il giudice Domenico Santacroce?
Era sicuramente una persona importante nella vita di mio padre, oltre ad essere un amico ed un ottimo magistrato. Mi scusi ma io continuerò a chiamarlo Mimì, lo conoscevano tutti così…
Perché Mimì Santacroce è stato così importante nella vita della sua famiglia e di suo padre?
Perché a lui è stato affidato il testamento spirituale di mio padre, quando è morto. E lui qualche tempo dopo ce lo ha consegnato. Era ciò che aveva detto mio padre nella chiusura della campagna elettorale del 30 maggio del 1980…
E con lui, poi, si sono mosse le prime indagini sull’omicidio Torre…
Il processo è passato sotto numerosi giudici istruttori però Mimì lo ha definito nel suo libro come “omicidio politico”. Vede, allora anche vi furono problemi per fare le indagini, i tempi erano quelli che erano. Tanto è vero che la prima parte del processo per l’omicidio di mio padre si è aperta dopo 8 anni.
Tutto conoscono quello scritto, il testamento spirituale di suo padre…
Spiegava il perché del suo ritorno in politica, senza alcun interesse. Poche righe ma abbastanza significative. Per consegnarlo a Mimì significa che c’era un legame così stretto, che lo considerava come un fratello, qualcuno con cui condividere le battaglie, la trasparenza, l’onestà.
Che ricordo ha del giudice?
I suoi occhi erano paterni, chiari come la sua anima. Sentivo amore paterno nei miei confronti. Ma a volte anche un senso di voler fare di più e qualcuno non l’ha permesso.
Dalle sue parole traspira ancora tutto il dolore di quei giorni…
Guardi io sono convinta che il primo compromesso tra politica e camorra l’abbiamo avuto in Campania, in quegli anni, anche con l’omicidio di mio padre. Questa storia deve ancora essere raccontata. Il giudice Mimì Santacroce ha contribuito a tenere un faro acceso sulla criminalità dell’Agro Nocerino Sarnese, che oggi ha fatto il salto di qualità.
Quando ha ricevuto la notizia del suo decesso?
È stato un fulmine a ciel sereno, non sapevo nulla… era da un paio di anni che non ci vedevamo perché Mimì è sempre stato presente alle commemorazioni di mio padre. Oggi ho perso una persona di famiglia.

 

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