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È Pasqua, proviamo a vivere come fratelli

È Pasqua, proviamo a vivere come fratelli
di Michele Santangelo

foto_42_3Era iniziata proprio bene la storia della presenza dell’uomo sulla terra. In armonia con Dio e con la natura, la vita di questo essere particolare, l’uomo, scorreva tranquilla, nella serenità di un contatto diuturno con colui che ne aveva voluto l’esistenza, lo aveva dotato di prerogative speciali: l’intelligenza, la volontà, la capacità di amare, la libertà, perfino quella di scegliere tra il bene e il male. Poi l’uomo si lasciò soggiogare da un misto di egoismo, di superbia, di arrivismo, e scelse, per realizzare un falso se stesso, la strada del rifiuto dell’Amore che lo aveva generato. Era già pronto, a quel punto, il piano concepito da Dio per riportare l’umanità tra le sue braccia, attraverso vari passaggi, fino alla realizzazione quasi di una nuova creazione, con l’avvento di Cristo, suo Figlio, che sarebbe morto e risorto a suggello dell’efficacia della sua azione. È questo quello che la Chiesa ricorda ogni anno con la celebrazione della Pasqua. Una nuova luce, Cristo risorto, simboleggiato nella liturgia della notte del sabato santo dal cero acceso, si irradia su tutta l’umanità che per bocca della Chiesa, delegata da Cristo stesso a indicare la strada verso la salvezza, nonostante i tanti limiti umani, non può che esplodere in un grandioso inno di gioia per la riconquistata dignità di figli di tutti gli uomini di ogni razza, e dovunque essi si trovino. Al cospetto di quel cero e con il pensiero a chi esso rappresenta, esclama a gran voce: “Gioisca la terra inondata da così grande splendore: la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo”, facendo sue le parole di S. Agostino che sicuramente, a lungo e da par suo, aveva riflettuto su quella stessa Parola di Dio che viene continuamente riproposta all’attenzione di tutti, nella quale si racconta di un amore infinito di un Dio il quale non esita a sacrificare il suo unico Figlio, il quale così “ha pagato per noi all’eterno Padre il debito di Adamo, e con il sangue sparso per la nostra salvezza ha cancellato la condanna della colpa antica”, sì il Cristo “che risuscitato dai morti fa risplendere sugli uomini la sua luce serena e vive e regna nei secoli dei secoli”. Si tratta di un annuncio di speranza anche per l’uomo dei nostri giorni, nei quali siamo costretti a constatare quotidianamente che egli appare molto più attrezzato per essere strumento di morte che di promozione e difesa della vita. Le cronache con le quali conviviamo sembrano trascinare tutti verso una sfiducia generalizzata, con un’assenza di ideali e di prospettive per il futuro. Ma i cristiani sono coloro ai quali l’evento della Risurrezione di Cristo ha insegnato che si può sperare anche quando tutto sembra crollare intorno a noi perché Lui ha avuto e continua ad avere fiducia nell’uomo. È per questo che Papa Francesco continua a richiamare con tanta insistenza tutti gli uomini ad abbandonare gli egoismi di ogni sorta e guardare agli altri con gli occhi di Dio, a compiere gesti di fratellanza e non di odio e di morte. Così egli, il giovedì santo, parlando a braccio durante il rito della lavanda dei piedi, ha detto: “Voi, noi, tutti insieme, diverse religioni, diverse culture, ma figli dello stesso Padre, fratelli”. “È bello vivere insieme come fratelli, con culture, religioni e tradizioni differenti, ma tutti fratelli”. Quanto più si farà largo il sentimento di fratellanza universale, tanto più si allontaneranno i venti di morte che oggi spirano da tante parti nel mondo, portando distruzione e morte.
Viene da chiedersi se gli uomini hanno imparato la lezione. Purtroppo, sembra proprio di no, se ci si ferma davanti a tutte le cose sulle quali in questi stessi giorni siamo costretti a riflettere. Un’ umanità nella quale esprimere con il canto l’esultanza dello spirito, e inneggiare al Dio invisibile, Padre onnipotente, e al suo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore.
Egli ha pagato per noi all’eterno Padre il debito di Adamo, e con il sangue sparso per la nostra salvezza ha cancellato la condanna della colpa antica. Questa è la vera Pasqua, in cui è ucciso il vero Agnello, che con il suo sangue consacra le case dei fedeli. Questa è la notte in cui hai liberato i figli di Israele, nostri padri, dalla schiavitù dell’Egitto,
e li hai fatti passare illesi attraverso il Mar Rosso. Questa è la notte in cui hai vinto le tenebre del peccato con lo splendore della colonna di fuoco.

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