Ecco come si copia agli esami di Stato per avvocato

Ecco come si copia agli esami di Stato per avvocato

Raccogliamo e proponiamo per i nostri lettori il racconto di una candidata che ha svolto a Salerno le prove scritte per l’esame di abilitazione alla professione di avvocato. È molto dettagliata e verosimile tale ricostruzione che, ne siamo certi, rispecchia un andazzo diffuso anche in altri contesti. Sono modalità e degenerazioni che danno da pensare.

di Roberto Lombardi

La signorina V. è una ragazza a modo. Ragazza per modo di dire, visto che è in età da marito da diversi anni. Nei giorni scorsi, per la terza volta, ha affrontato l’esame che dovrebbe abilitarla a esercitare la professione di avvocato. Nelle occasioni precedenti non ce l’ha fatta. Non cerca scorciatoie; studia ed è convinta che ciò dovrebbe bastare. Ma non sempre è così, ammette. Nel frattempo lavora presso un ente pubblico di mattina per 15 giorni al mese, e di pomeriggio in uno studio di avvocato. È laureata a pieni voti e di lauree ne ha due. Prima di entrare nell’aula nella quale trascorrerà otto ore al giorno per i prossimi tre giorni, ha provato a lasciare all’incaricato il suo cellulare. «Signorì, ma voi veramente fate?! Io non tengo neppure il foglio da farvi firmare per la consegna del telefonino.» La signorina V. ha provato a insistere, ma per tutta risposta ha ottenuto una supplica: «Signorì, ma voi veramente mi volete fare lavorare?!». Ma V, che è una ragazza a modo ma sa essere ferma nei suoi principi, e ha preteso e ottenuto ciò che era nei suoi diritti, o forse nei suoi doveri (da noi c’è sempre gran confusione al riguardo): nell’aula è entrata “pulita”. Sui banchi delle centinaia di candidati, intanto, i telefonini fanno bella mostra di sé, come in un enorme megastore: palmari, cellulari, satellitari, iPad, iPhone. L’Ispettore (Gogol non c’entra) incaricato dal Ministero della Giustizia è arrivato trafelato: un tipetto piccolo, simpatico, con un berretto calato sul capo:«Sono appena arrivato da Vibo Valentia, ma me ne devo andare subito; quest’anno spero di non avervi disturbato troppo», e qui parte l’applauso dell’aula; effettivamente la battuta sembra scritta da un autore di commedie brillanti. L’ispettore a questo punto ha fatto la sua uscita di scena. Non lo si vedrà più per l’intera giornata. Da ignorante mi chiedo: ma per cosa lo pagano un Ispettore? Ma per coadiuvare i candidati a prendere la loro bella abilitazione, è ovvio. E qui si potrebbe interpretare. Seduto nel banco davanti a quello della signorina V. c’è un candidato che grida al cellulare: «Assuntì (il nome in realtà è un altro, ma un po’ di privacy, diamine) Assuntì, la linea è disturbata, ripeti:”Il vincolo, pertanto…”; Assuntì, “pertanto” una parola sola o due?». Il candidato sta parlando con una parente, amica o conoscente che gli detta al telefonino lo svolgimento della prima prova dell’esame. La signorina V. si è portata anche dei tappi per le orecchie; reduce dai due tentativi precedenti sa che trecento persone che parlano tutte insieme, senza neppure doversi preoccupare del volume, non ti aiutano a concentrarti se per superare l’esame ti basi solo sulla tua preparazione. Da un altro banco una giovane candidata ascolta al cellulare e poi detta a una sua compagna: «Il soggetto ha (aspira forte l’acca per far capire come va scritto il verbo) legittimità… una g e due t», è precisa la ragazza, non c’è che dire. Un altro, che poi si è vantato di aver pagato 2000 euro a un avvocato civilista salernitano e altrettanti a un penalista perché gli svolgessero le due prove d’esame, dopo qualche ora dall’inizio della prima prova, parlando al cellulare in vivavoce con uno degli avvocati che avrebbe assunto, dice: «Avvocato, ma non dovevate mandarmi la mail con la traccia svolta?». L’avvocato gli risponde:«Volevo dirvi che la torta ricotta e pera che ci avete fatto recapitare è buonissima; la stiamo mangiando qui a casa, in famiglia». Dopo un’oretta arriva anche la traccia svolta. Chissà se hanno potuto più i 2000 euro o la torta ricotta e pera. A differenza della signorina V. la signorina A, che signorina lo è davvero, laureata con 110 e lode presso una delle più prestigiose Università italiane, e che pur risiedendo altrove ha svolto a Salerno il suo tirocinio da avvocato, si è invece ben bene organizzata. R, il suo fidanzato, si trova nei pressi dell’Università di Fisciano in una stanza di un Bed&Breakfast dal nome profetico, ma che taceremo per ovvi motivi. Da lì, tramite computer, è collegato con uno dei tanti blog attivi in rete dai quali avvocati e tirocinanti inviano a blocchi mail con le tracce svolte, a parenti, amici e conoscenti dei candidati. Questi ultimi, ogni qual volta ricevono una mail la girano poi al cellulare dei parenti, amici o conoscenti, come fa R. con la sua fidanzata. Cosa non si fa per amore. La signorina A, appena può, e può assai spesso, perché l’aula è priva di sorveglianza, legge gli sms e porta così a termine la sua prova d’esame. Per non sbagliare, la signorina A. ha pure un contatto diretto con uno studio salernitano dove una brava professionista sta svolgendo le tracce per le sue praticanti che devono anche loro abilitarsi. Intanto anche la signorina V. cerca di portare a termine il suo compito, collegata, per quello che il frastuono le consente, al suo cervello e alla sua memoria. Le auguriamo di farcela. Diventerà una stimata professionista, con la magra, assai magra consolazione, di avercela fatta da sola. Nell’epoca delle comunicazioni satellitari ci sembra una scommessa persa in partenza.

errelombardi

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