Ecco Gesù, il nostro Buon Pastore

Ecco Gesù, il nostro Buon Pastore
di Michele Santangelo

Animazione_Liturgica_-_IV_Domenica_di_Pasqua_-_B_(3.V.2009)_html_m717d1532Nei Vangeli ci sono immagini e titoli o appellativi riguardanti specialmente la persona stessa di Gesù Cristo, così caratteristici e caratterizzanti e così pregni di significato che con il tempo, nella liturgia, hanno sostituito, nell’uso corrente l’espressione con cui venivano indicate le diverse domeniche, espressione quasi sempre legata alla scansione dell’anno liturgico. È il caso di questa IV domenica del tempo pasquale la quale, essendo proposto alla considerazione dei fedeli, nella celebrazione eucaristica, il brano del vangelo di S. Giovanni nel quale si parla di Gesù che si autodefinisce “Buon Pastore”, essa viene indicata come  la “domenica del Buon Pastore”, accreditando così nella mente e nel cuore dei cristiani questa immagine di grande impatto emotivo. Immagine che per i significati e i sentimenti evocati va dritta al cuore, sollecitando amore, prima ancora che ragionamenti e sillogismi, stato d’animo nei confronti della fede che viene continuamente richiamato e caldeggiato da papa Francesco. Le parole che leggiamo nella Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia sono un  vero e proprio balsamo per l’anima: “Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace… Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità”.  E “Conoscendo il Padre, il Figlio e lo Spirito, noi intravediamo che Dio è nel suo intimo più profondo un dialogo di amore tra tre Persone” (B. Maggioni). Altro che tesi e controtesi e astrusi ragionamenti sulle verità di fede che possono appagare l’intelligenza, ma lasciano aridità nell’animo. Chissà se nella storia della dottrina della chiesa si fosse parlato innanzi tutto di Dio come amore che unisce e poi di teorie che dividono si sarebbero registrati meno eresie e meno eretici! Ma torniamo alla figura del Buon Pastore del vangelo: si tratta della più tenera rappresentazione dell’amore di Dio nei confronti dell’uomo. Nell’orizzonte pastorale ed essenziale dell’uomo del deserto è racchiuso il progetto di salvezza del popolo d’Israele al quale Dio si rivela mentre, ormai libero dalla schiavitù dell’Egitto, s’incammina verso la Terra promessa. Dio gli si manifesta proprio come il pastore che lo guida, fa sgorgare per lui dall’arida roccia acqua che gli consente di sopravvivere, lo protegge dalle tempeste di sabbia e di vento, lo difende dai predoni e dagli animali selvatici fino al suo ingresso nella Terra della Promessa.  Il fedele di ogni tempo ha la possibilità di sperimentare Gesù che si fa di nuovo Pastore buono che propone i doni Dio, la sua guida, la sua protezione, la sua difesa, il suo orientamento. Ed anche se il riferimento alla realtà concreta agricolo-pastorale non è più,  alle nostre latitudini, così attuale come lo era ai tempi di Gesù, tuttavia il ricco simbolismo che l’accompagna può essere ugualmente compreso in tutta la sua efficacia, basta essere attenti alla distinzione tra “il buon pastore” con il quale Gesù stesso si identifica e  il mercenario. Il Buon Pastore è a tal punto legato alle sue pecore che per esse è pronto a dare la vita, il mercenario invece, all’arrivo del lupo pensa a salvare se stesso e fugge, “non gli importa delle pecore”. A sentirli, quelli che si propongono come guida del popolo sono veramente tanti, poi si scopre che la maggior parte di essi non fanno che perseguire i propri interessi, a scapito del bene comune. Gesù, invece, per avvalorare l’affermazione con la quale si presenta: “Io sono il buon Pastore”, stabilisce una relazione assolutamente originale, quella basata sulla conoscenza: “… conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”, allo stesso modo di “come il Padre conosce me ed io conosco il Padre…” Non si tratta, peraltro, di una conoscenza intellettualistica e basta in quanto nella Bibbia il verbo “conoscere” raccoglie in sé molte sfumature che coinvolgono mente, cuore, affetto, volontà, intelligenza e azione. Infatti, conclude Gesù, ”… offro la vita per le per le pecore”, offerta non limitata né nel tempo, né nello spazio:  “…E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore”.

 

 

 

redazioneIconfronti

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