Ecco la verità di Nitto Palma su Cosentino e le candidature Pdl

Ecco la verità di Nitto Palma su Cosentino e le candidature Pdl

Francesco-Nitto-PalmaAffondi non ce ne sono, ma certo le stoccate, anche se con il manto dell’ironia o del non detto, Francesco Nitto Palma, neo coordinatore regionale del Pdl in Campania, non le risparmia a chi ha espresso dubbi sul suo operato nei giorni scorsi. I riflettori vanno spenti, perché, seppure fiducioso («La Campania? La vinciamo noi. Il Pd lo sa e per questo ha schiarato qui pochi leader nazionali», esplicita), il senatore ritiene che «la campagna elettorale può essere danneggiata da un surplus di polemiche» e dice «basta». Quella di Nicola Cosentino è l’assenza che pesa in un incontro con i giornalisti al quale sono presenti tutti i big del partito sul territorio, soprattutto i candidati, compreso Luigi Cesaro, che entra in ritardo e va via prima, dribblando i cronisti. Nitto Palma lo nomina solo quando i giornalisti incalzano, ribadendo che è tra le «esclusioni dolorose», fatte «con rammarico. Cosentino sa perfettamente perché è stato escluso. Non è un caso che la pressione mediatica si sia sviluppata in maniera così virulenta su di lui, per il peso della Campania nelle politiche. Ma era una questione di bilanciamento. Si indeboliva la nostra rappresentatività dei valori del mondo moderato. La nostra soglia non è il sondaggio, ma il consenso». In apertura dell’incontro, però, l’ex Guardasigilli aveva lodato l’uscente Diana De Feo, non ricandidata eppure disponibile a lavorare in campagna elettorale, mentre dall’ex sottosegretario all’economia dichiarazioni in tal senso non sono certo arrivate; e i “rammarichi” erano solo per il consigliere regionale campano Polverino, cancellato per l’inchiesta che lo riguarda su presunte truffe nei rimborsi spesa dei gruppi, e per una giovane promessa del Pdl, Massimo Pepe, in una posizione non sicura in lista. Pesi e misure diverse per Cesaro, Cosentino o Landolfi?, chiedono i cronisti. No, «il garantismo deve prevalere sul giustizialismo, con la responsabilità che la politica si deve assumere. Ci consegniamo pienamente al giudizio degli elettori. Siamo garantisti per noi e per gli altri». Fatto salvo che al Pd campano, che lo ritiene motore di una “macchina del fango” per aver sollevato il caso di Rosaria Capacchione, candidata al Senato con un processo per calunnia in corso, Nitto Palma ricorda di aver usato con disinvoltura la parentela di Cosentino con un esponente di camorra («ma quando è avvenuto il matrimonio di suo fratello con la sorella di questi, il boss aveva 12 anni. Preveggenza?», ironizza), e di avere una candidata alla Camera in Campania con legami con il clan Di Lauro e uno «con affinità con Michele Zaza». I voti al Pdl anche in Campania «li porta il presidente Berlusconi per primo – sottolinea – dobbiamo sfatare leggende metropolitane, questa è una campagna nazionale, sotto la guida dei leader nazionali supportati dal territorio». Quanto al presidente della giunta regionale Stefano Caldoro, «prendo atto del fatto che dica che il suo impegno è nell’azione di governo della Regione. Però se questa è la questione, di questa bontà ne usufruiranno anche i suoi assessori candidati che corrono nell’Udc contro il Pdl e il suo consigliere Zecchino che sta con Monti. Mi auguro possa partecipare attivamente. Lo considero un leader importante nel Pdl e una sua azione a tutto campo può portare acqua al mulino di Berlusconi». «Non da solo, ma presente la mia scorta che mi accompagna sempre, e ripetutamente, ho fondato motivo di ritenere che se don Luigi Merola ha rifiutato la candidatura non è stato per la presenza in lista di Nicola Cosentino». Così il coordinatore regionale del Pdl campano Francesco Nitto Palma è tornato sulla candidatura offerta in Campania al prete anticamorra e rifiutata – si era detto – dal sacerdote che aveva posto dei paletti sulla presenza in lista di Cosentino. «Su di lui – ha proseguito Nitto Palma – devo fare una confessione: ho detto una bugia quando dissi che la sua candidatura non mi risultava. Se l’ho fatto, derogando alla verità, è solo perché volevo tutelarne la figura. Mi sono interessato personalmente alla sua candidatura che mi sembrava ottima, perché ne apprezzo l’attività di operatore anti camorra nel sociale e pensavo che con una candidatura avrebbe avuto uno strumento politico in più».

m.amelia

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