Ecco perché i grandi capitali americani fanno la guerra a Obama

Ecco perché i grandi capitali americani fanno la guerra a Obama
di Vincenzo Pascale (da NY City)
Foto: blackagendareport.com

All’indomani della rielezione di Obama, la Borsa valori di New York, nota con il famoso nome della sua allocazione, Wall Street, ha chiaramente delineato la poca simpatia per la scelta del popolo statunitense. L’indice Dow Jones è andato giù di 300 punti. Non pochi. La reazione dei mercati finanziari tutti schierati con Romney si è fatta subito sentire malgrado il verdetto popolare nettamente a favore di Obama. La rielezione di Obama è stata anche arricchita dall’incremento dei seggi senatoriali a favore dei democratici mentre al Congresso si è leggermente consolidata la maggioranza repubblicana. Cogliere i segni e le fluttuazioni dei mercati finanziari è impresa ardua persino per gli specialisti. Tuttavia quello che non sfugge affatto agli analisti finanziari e ai grandi investitori è la politica fiscale adombrata da ogni candidato alla presidenza Usa. Obama è stato chiaro nel corso della sua campagna elettorale. Per rilanciare la classe media, per ravvivare l’istruzione per creare nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti Le aliquote fiscali vanno riviste al rialzo per i grandi guadagni Usa. Questa politica fiscale non piace affatto a Wall Street ma soprattutto non piace l’idea che il grande capitale vada tassato. Intanto il popolo americano univocamente ha scelto Obama per un secondo mandato. Quella che si sta per aprire sarà una lunga contesa tra un Presidente eletto per bilanciare lo strapotere di Wall Street e quella che gli americani chiamano Main Street..”la strada principale”: quella che ogni elettore americano ogni mattina deve percorrere per mantenere il suo posto di lavoro e per assicurare un degno futuro ai suoi figli.

redazioneIconfronti

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