Ecco perché l’inchiesta di Fanpage non va condannata

Ecco perché l’inchiesta di Fanpage non va condannata
di Rodrigo Rodriguez

Ci sarà pure, anzi è già ipotizzato, il reato di induzione alla corruzione. Ma viene da riflettere, e chiedersi, come si possa indurre in tentazione una o più persone che nell’ultimo girone infernale (quello delle mazzette, dello spaccio di droga, delle estorsioni e via dicendo) sembrano sguazzarci a meraviglia. Per ora di certo ci sono solo garantismo e presunzione d’innocenza.
Ci vuole del fegato per sostenere che Fanpage sia il diavolo. Intanto, va detto che l’inchiesta è fatta coi controfiocchi, corredata (il che non guasta) da una suggestiva scenografia: tanto di cappello alla redazione, qualcosa di simile non si vedeva da tempo.
Ma riepiloghiamo, osserviamo l’atteggiamento – non condiviso – di una buona parte dei detrattori, di commentatori di programmi televisivi o opinionisti sui quotidiani. Una fetta consistente di giornalisti e politici (perbenisti e moralisti) da un lato e la totalità dei magistrati (tutori alla lettera dell’ordinamento giudiziario) dall’altro, mettono alla berlina l’inchiesta “Bloody Money” per colpa dell’agente provocatore (o, a questo punto, induttore). Difficile raccapezzarsi, vedere stravolgere l’abc del giornalismo: si chiedono inchieste “vergini”, immacolate, piatte, politicamente corrette, senza sporcarsi le mani. Deve scomparire il giornalismo spregiudicato (non a caso i colleghi di Fanpage sono indagati)? Per realizzare uno scoop il cronista ha il diritto di fare e scendere a patti finanche con lo stesso Satana: oggi ha il nome di Nunzio Perrella. È una figura fuorilegge, spiegano i magistrati. Ma è grazie all’ex boss che è stato portato a galla il nuovo affaire rifiuti, con personaggi – bipartisan – che cadono come birilli.
Se si rialzeranno lo stabiliranno le indagini e verosimilmente le inchieste. Questo è il punto: agenti sotto copertura sono stati usati dai pm? E che risultati hanno dato? Strano che un magistrato come Cantone si dica addirittura «agghiacciato».
Il sistema dei rifiuti d’oro va avanti da decenni, con la tecnica delle proroghe e la lievitazione dei costi. Dove finissero sottoterra i rifiuti, provenienti dal Nord, i napoletani e i residenti dell’hinterland lo sanno bene: vedi Contrada Pisani a Pianura e le sterminate campagne, a stretto contatto con falde acquifere e nei pressi di campi coltivati. È storia che dura da decenni, ma non risultano “retate”.
Il mezzo va a braccetto col fine: il primo serve per realizzare il secondo. Domandate, in giro, alla gente: «Vi scandalizza di più l’utilizzo di chi era nei meandri della camorra, non “consentito” dalla legge, oppure sostenere le sue “prestazioni” per scoprire nomi e volti di chi stringe le mani al malaffare, di chi contatta e contratta con faccendieri e mediatori, scrivendo da subito spartizioni di danaro?». Diviene quasi strano, peraltro, pensare al dilettantismo mostrato dai personaggi bersagliati, le modalità con cui si sarebbero fatti incastrare: una microcamera non si nega a nessuno. La gente non va tanto per il sottile, chiede legalità, fanno bene l’Ordine e il Sindacato dei giornalisti a non censurare ma a solidarizzare con i colleghi indagati. Si dimostrasse un uso distorto, per propri interessi, di Perrella & company. Allora sì che tutto cambierebbe.
Insomma la libertà di stampa non si tocca. Né frega più di tanto se la visione delle sette puntate (la quarta è “emigrata” al Nord, a Marghera) avvenga a ridosso delle elezioni e a che cosa effettivamente miri o possa mirare E se l’ex camorrista scoperchia i pentoloni di immondizia d’oro, e non vi piace, beh, turatevi il naso.
(dal quotidiano Roma)

redazioneIconfronti

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