Ecco perché va opposto un secco NO a Beppe Grillo

Ecco perché va opposto un secco NO a Beppe Grillo

Pubblichiamo una interessante, provocatoria analisi socio-politica del poeta e scrittore Ugo Piscopo, scritta “sotto la preoccupazione che il grillismo possa trovare ascolto negli ambiti progressisti, come mi fanno temere delle simpatie che colgo in certi miei compagni di strada e in vari miei ex allievi per la sirena genovese”.

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di Ugo Piscopo

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Grilleria a cena? NO, grazie
Assolutamente NO, per mille ragioni.
Le prime cinque fondamentali tra esse:

tutta questa grilleria fa certamente rumore e colore: è un’interessante, se non ghiotta offerta circense. Ma, poi, passato il santo, passata la festa. Non resta che nulla condito di niente, traducendo dal siciliano. Perché mai?

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  1. È semplice. È materia di risulta portata a rimorchio del casino della politica del nostro tempo. Non della politica in sé, ma di questa-sporca-e-screditata-politica-fatta-dai-nostri-politici, scelti dagli elettori, anzi imposti come classe dirigente ad altezza di un paese come l’Italia, esemplarmente uno dei più corrotti del mondo, secondo classifiche che non ammettono eccezioni. Sta passando il camion, anzi il treno dei camion della spazzatura, ovvero del casino della politica, di questa-politica appunto. E ci sono loro, cioè quelli che raccolgono la monnezza per caricarla e farla trasportare via.
    Ora, questa cosa qui, la vogliamo chiamare una novità, la vorremmo salutare davvero come tale? Era forse una novità nei secoli scorsi quando, ai tempi della peste, le strade si riempivano di monatti? Quelli che ingrassavano e godevano della peste bubbonica e brindavano al contagio e all’abbondanza dei morti, col medesimo entusiasmo, con cui hanno salutato l’evento e hanno auspicato che ce ne fossero anche altri simili subito, alcuni imprenditori, ohimé, del presente nuovo millennio, quando a L’Aquila c’è stato il terremoto? Poi, finita la manna della peste, i monatti, funzionali a quelle situazioni in atto, sparivano dalla scena.
    E non sono dei monatti ebbri, che camminano con la testa rivolta all’indietro, come certi dannati danteschi nell’inferno, questi nostri invasati di grilleria?
    Non appena questa-sporca-e-screditata-politica-fatta-dai-nostri-politici si ingorgherà in sé stessa per mancanza di quibus, cioè di oliazione, si staccherà la spina anche per le grillerie, che non riempiranno più le valli con i loro concerti e riti (coribantici).
    A tutti questi grilli parlanti, fischianti, cantanti vorrei semplicemente dire grazie, ma dire anche di smettere, invitandoli a ricordarsi del detto evangelico: “Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti”. Sarebbe più giusto e decoroso che si pensasse così;
  1. se poi andiamo agli archetipi, risulta lampante che tutta questa grilleria è strettamente di marca “Seconda Repubblica”, quella messa sotto le ali del berlusconismo, quella che ha seppellito la “Prima Repubblica” in nome dell’ineluttabilità di sostituire la vecchia classe dirigente fradicia di politica politicante con una nuova classe proveniente direttamente dalla società civile. (Che doveva, infine, significare rigorosamente commerci e scambi di ogni genere, imprenditoria e affari coperti dall’ombrello del potere, esercizio della carica come diritto all’impunità a delinquere, aggregazioni di carrozzoni, sostegno alle cricche, legittimazione del familismo amorale, difesa a oltranza del proprio “particulare”, sodalizi stretti per arraffare nel pubblico ridotto a mangiatoia per chi può, negazione programmatica dell’evidenza, ricchezza comunque accumulata da tutelare (beffardamente) in nome dell’interesse generale: chi ha dato ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto ha avuto, scordammece ‘o ppassato e pensammo a sta’ bbuoni pe’ ffatti nuosti. Tanto, per tradurre in napoletano).
    Si disse che bisognava chiudere “il teatrino della politica” e spalancare le porte alle energie sane. Queste “energie sane”, messe alla prova dei fatti in politica, hanno (splendidamente) sputtanato del tutto la politica italiana, che già prima non aveva la migliore reputazione del mondo. Lo si è visto con un leader, che, per quasi un ventennio, si è dedicato alla politica tra un relax e l’altro, ma anche tra un ingrassamento e l’altro delle sue ditte, ha fatto sorgere nel paese e all’estero leggende schernevoli sull’italianità e, per mantenere vivo il mercato dell’interesse del “popolo sovrano” (oltre che per fare di sé una “celebrity” mediatica ovviamente a misura non naturale, cioè da supereroe che può calarsi in tutti i ruoli dai più volgari ai più raffinati e imprevedibili) ha giocato a fare il (misterioso e indecifrabile) “cavaliere inesistente”, per rubare una felice espressione di Italo Calvino: Io dico / Non dico / Non l’ho mai detto / Non sono stato capito / L’hanno detto i miei nemici /Querelerò chi ha detto che io l’ho detto, perché io ho detto quello che vi sto dicendo [qui, nel pollaio], che è appunto quello che conta.
    Tutto il periodo si è coniugato sul verbo “dire” in libertà, in un baratto di chiacchiera d’intrattenimento con la realtà. In ultimo, la realtà ha presentato i conti: nel corso dell’incantevole intrattenimento, l’Italia è slittata all’indietro di decenni sul piano politico, etico, economico, sociale, culturale. Di fronte al disastro immane, non ci sono più chiacchiere che tengano, non si può concedere spazio o credito all’improvvisazione e agli improvvisatori, agli stornellatori, ai posteggiatori, ai venditori di saponette e di barzellette. Ci vuole gente solida sul piano tecnico, sul piano intellettuale, sul piano morale e anche sul piano professionale. E questa gente esiste, non occorre inventarsela. La politica è una cosa seria: non può essere una p. ‘nmmano a ‘e ccriature. Ci vogliono proposte pensate ad altezza della gravità delle situazioni e che siano sostenibili: non possiamo continuare a campare allegramente, accendendo debiti per conto delle future generazioni;
  1. tutta questa grilleria, insomma, è una superfetazione postuma dell’età berlusconiana, che si rivolta contro il berlusconismo, ed è sostanzialmente contro sé stessa. Non solo è emanazione dell’ideologia dell’apertura a centottanta gradi all’avventurismo e al populismo, non solo pensa che la politica è sedersi a tavola e dire sì e no al menù del giorno, ma veicola alcuni nuclei duri che sono propri di quella tendenza che essa vorrebbe abbattere e sotterrare. Fanno da spia la xenofobia, l’antieuropeismo, il maschilismo e tante altre rozzezze antimoderne. Sono tutte esche offerte ai pesciolini, che sono purtroppo abbondanti nell’Italia dei nostri giorni, che nuotano nel brodo primordiale dello spontaneismo e del fai-da-te. Fai-da-te tutto: morale, amministrazione, società, economia, politica, religione. La politica, ad esempio, è ridotta a cosa da affrontare e risolvere di volta in volta, occasione per occasione, a seconda dei termini chiamati in causa in quell’attimo. Ecco che, con la difesa pregiudiziale e a oltranza delle popolazioni indigene contro la presenza (inquietante) di chi viene da lontano ed è sospettato di portare chissà quali intenzioni destabilizzanti e predatorie, con gli attacchi all’eurozona e all’Unione Europea, con le citazioni (che vorrebbero essere colte) dell’”invidia penis”, in sostanza si chiamano a raccolta le masse, che già per conto loro sono sulla via della regressione ai primordi, dell’allentamento della solidarietà sociale, sotto l’allarme di (sospettate) oscure minacce a quel poco o molto di privilegi e tesoretti che si è riusciti a mettere insieme per famiglie, per villaggi, per tribù. È un cavalcare la tigre della scontentezza dei reduci che si intruppano in direzione di un’antropologia arcaica, che guarda alla modernità e ai processi di globalizzazione con terrore, che vuole stringersi protettivamente in aggregati tutelati da una figura paternamente attrezzata di attributi maschili comm’il faut, da cui ci si aspetta il miracolo di una disfatta a tutto campo e per sempre dell’odiato, cioè temuto nemico. È la riabilitazione del paternalismo e del patriarcato, ovvero la fine delle prospettive democratiche ed egualitarie, dove, invece, tutto viene considerato entro scenari di vaste, sconfinate pianure;
  1. in coerenza con l’opzione del patriarcato, tutta-questa-grilleria riabilita anche dei ferri vecchi e arrugginiti, figure patetiche sulla via della dismissione. E, ciò, allo scopo di darsi/farsi una galleria di antenati-eroi, di zii famosi, oltre che di annettersi qualche altra fetta di consensi, cosa che non guasta mai negli ambiti populistici. Coopta e propone ai massimi onori personaggi come un Di Pietro, che ebbe sì una stagione brillante, anzi eccitante da protagonista ai tempi di “Mani pulite”, ma subito dopo si è infilato in un tunnel di ambiguità, di rapporti con servizi segreti stranieri, di gestioni di fondi di provenienza non del tutto trasparente, di vaghezze per proprietà e automobili acquistate con strane soluzioni, di allargamenti e rafforzamenti familistici, di costruzione e gestione di un partito esclusivamente su base personalistica e a titolo personale, da titolare e gestore unico e da unico titolare e gestore. Proprio come, a quest’ultimo proposito, piace a Beppe Grillo, oltre che a Berlusconi e ad altri grandi o piccoli impresari e matadores politici. Da ciò, la geniale trovata grillesca di assumere Di Pietro a candidato prossimo venturo per la Presidenza della Repubblica, con gli effetti di ricaduta in negativo anche all’estero sull’immagine della più alta carica istituzionale dell’Italia;
  1. in breve, tutta-questa-grilleria  non è una cosa seria, ma, purtroppo, va seguita con attenzione e serietà, come il galleggiare di una mina vagante in uno specchio d’acqua, su cui ci si affaccia tutti noi italiani, (compresi quelli che, proprio perché non sanno di stare in barca con tutta l’arca di Noè italiana, giocano a strafottersene o se ne strafottono dell’intero paese).

redazioneIconfronti

Un pensiero su “Ecco perché va opposto un secco NO a Beppe Grillo

  1. neanche messo bene piede in parlamento e già tradiscono gli elettori che credevano in loro. ma non doveva prenderli a calci in c….,questi bufoni di cri..cri..cri?
    che fa grillo ora giustifica? questi poveretti non capiscono niente ! si confondono!
    Ma chi ha mandato in parlamento dei mentecatti??

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