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Ecoballe a fuoco ad Acerra: il ministro Clini “vede” la camorra

Ecoballe a fuoco ad Acerra: il ministro Clini “vede” la camorra

Per il ministro dell’ambiente Corrado Clini c’è la mano della malavita organizzata dietro agli incendi del deposito di eco-balle di rifiuti ad Acerra e della discarica di Palermo. Le strutture del ministero «stanno seguendo attentamente quello che sta avvenendo anche attraverso il nucleo operativo ecologico dei carabinieri e le autorità locali», spiega Clini. Che aggiunge: «La mano della malavita organizzata è presente è sensibile anche in questo perchè sta facendo di tutto per impedire, a Napoli come a Palermo, che si segua una strada razionale ed efficiente per la gestione dei rifiuti». Il ministro fa riferimento al secondo rogo consecutivo in cinque mesi che si è verificato sabato notte, nello sversatoio gestito dalla Sap.na, società controllata dalla Provincia di Napoli, conosciuta come piazzola numero 2, adiacente al termovalorizzatore di Acerra. In fumo sarebbero andate tremila balle di rifiuti. Anche il Comune di Acerra è in allarme: ieri è stato chiesto all’Arpac e all’Asl di Napoli di verificare prontamente se vi siano pericoli di inquinamento per l’aria, il suolo, l’acqua ed i prodotti agricoli, intanto proseguono le indagini dei Carabinieri della stazione di Acerra e della compagnia di Castel Cisterna per accertare le cause del rogo. Il primo cittadino ha però spiegato: «Per noi è impensabile che un sito, in fase di svuotamento, che contiene ecoballe, dal quale il Comune molte volte ha chiesto alla Provincia la rimozione del contenuto, possa essere oggetto, più volte durante l’anno, di incendi scoppiati e propagatasi in questo modo; è anche impensabile che per velocizzare le operazioni di spegnimento dell’incendio non basti l’impianto anticendio autonomo presente ma debbano essere utilizzate auto-cisterne dei vigili del fuoco, già tanto impegnati in questi giorni a spegnere altri roghi». «Un luogo così vasto – precisa ancora il sindaco – con un contenuto così pericoloso, dovrebbe essere dotato di un migliore sistema anticendio autonomo, dovrebbero esserci dei sistemi più efficienti e degli uomini preposti ad evitare emergenze come quella che stiamo vivendo. Abbiamo riscontrato che così non è, e per questo è stato necessario l’intervento delle squadre dei vigili del fuoco. Inoltre, in attesa dell’esito delle indagini che accertino le responsabilità, ci chiediamo perché non venga adeguato il sistema di sorveglianza di tutta l’area. Evidentemente, non è sufficiente l’attuale configurazione, serve più sicurezza, servono apparati e uomini che possano rilevare ogni minimo movimento nell’ambiente». L’Amministrazione comunale fa sapere che «non intende più sottostare ad una logica di servilismo istituzionale, la dignità dei cittadini di Acerra e, soprattutto la loro salute, meritano rispetto». E questo perché la piazzola n. 2, antistante l’inceneritore, è stata occupata con decreto del presidente della provincia di Napoli con apposita ordinanza nel giugno del 2011. Il Comune si è costituito in giudizio per far valere il sacrosanto diritto alla salute dei cittadini di Acerra.
L’incendio nel sito di stoccaggio dei rifiuti gestito dalla Provincia è divampato poco prima della mezzanotte di sabato, proprio a pochi metri dall’inceneritore. Le fiamme, altissime, hanno sollevato una nube tossica che si è allungata per chilometri, fino a Napoli, passando per Acerra, Caivano, Afragola, Casoria: un “disastro” ecologico, l’ennesimo di una lunga serie che ha caratterizzato l’inferno di questa tremenda estate tropicale funestata dai roghi dolosi. Per le forze dell’ordine potrebbe esserci il dolo anche dietro quest’ultimo falò d’immondizie d’ogni sorta. La vicenda inquieta perché è la seconda volta nello spazio di cinque mesi che prende fuoco il sito di stoccaggio pubblico di Acerra. La penultima è stata il 20 marzo. In quell’occasione andarono in cenere oltre 7 mila tonnellate di immondizie. Ma l’altra notte la scena sconfortante si è ripetuta in fotocopia. L’incendio è stato appiccato sulla parte superiore della piazzola numero due, un’enorme piramide di rifiuti. A marzo le fiamme presero piede alla base del gigantesco ammasso nero. L’altra notte come allora i vigili del fuoco hanno impiegato cinque ore per domarle. E come nel più classico dei paradossi l’immensa discarica presa di mira dagli attentati incendiari si trova accanto all’inceneritore, il grande impianto bruciarifiuti sorvegliato giorno e notte dagli uomini in mimetica della marina. Da tempo però il sito di stoccaggio, che si trova proprio lì, a pochi metri dal recinto di filo spinato che delimita la zona militare, non è più protetto dal vincolo dell’interesse strategico nazionale. All’interno c’è solo una ditta di vigilanza. Quando sabato scorso i carabinieri del maresciallo Vincenzo Vacchiano, il comandante della stazione di Acerra, hanno fatto irruzione nella discarica in fiamme all’interno hanno trovato solo due persone: un addetto del consorzio di bacino e una guardia giurata. Intanto le migliaia di tonnellate di immondizie ammassate sui terreni della campagna acerrana dovrebbero essere sparite già da un pezzo. La proroga dell’ordinanza della Provincia, che quattro anni fa diede vita all’impianto di deposito temporaneo, è scaduta a febbraio. C’è un’ordinanza di sgombero ad horas dell’impianto firmata dal presidente Luigi Cesaro. La Sapna, società controllata da piazza Matteotti, ha avviato qualche mese fa la tanto attesa opera di svuotamento delle 22mila tonnellate di rifiuti solidi urbani che gestisce. Ma le fiamme divampate a marzo e poi appena l’altra sera stanno ostacolando la bonifica. Una situazione resa più complicata da tensioni e malumori: non percepiscono gli stipendi da sette mesi gli operai del consorzio di bacino addetti al sito di località Pantano, zona chiamata così perché sorge su un’immensa falda acquifera superficiale. Inoltre si stagliano cervellotiche complicazioni burocratiche. In primo luogo perché non si sa dove smaltire i rifiuti incendiati, sono migliaia di tonnellate, sia quelli prodotti dalle fiamme divampate a marzo che quelli scaturiti dal rogo di sabato. I rifiuti urbani bruciati sono diventati rifiuti speciali per cui la Provincia dovrebbe indire una gara d’appalto specifica per smaltirli in modo adeguato. E c’è un’altra magagna di non poco conto. Accanto alla piazzola gestita dalla Provincia ce n’è un’altra, la numero 7, che contiene 54mila tonnellate di rifiuti. Il Presidente Nazionale dei Verdi Angelo Bonelli e il Commissario regionale Francesco Emilio Borrelli aggiungono: «Ci domandiamo a chi sia affidato il controllo dell’area, chi siano i responsabili, cosa stia facendo l’esercito e se è ancora presente sul territorio. In soli 5 mesi abbiamo assistito a due incendi devastanti che hanno distrutto e stanno incenerendo molte migliaia di balle. Una vicenda su cui insistiamo nel chiedere una inchiesta della Procura perché non é possibile che i vertici della società che gestisce l’impianto di Acerra che ogni settimana guadagna milioni di euro per questa attività, la Regione e la Provincia non si assumano le proprie responsabilità dinnanzi alla legge per questo ennesimo disastro ambientale che doveva essere evitato. Se non ci saranno i dovuti e risolutivi interventi chiederemo il sequestro dell’ intera area compreso il termovalorizzatore che invece di aiutare i campani ed i napoletani nello smaltimento dei rifiuti e nel miglioramento delle condizioni ambientali e di salute dei cittadini li sta paradossalmente aggravando visto che non si riescono ad impedire i continui roghi tossici».

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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