Editori al futuro governo: crisi epocale, provate a salvarci

paccogiornaliL’editoria è in crisi. Una crisi senza precedenti dal dopoguerra. Lo sanno bene i giornalisti, stritolati nella morsa di una brutta congiuntura economica che non lascia spazio tra prepensionamenti, mancate assunzioni e chiusure dei giornali; lo sanno altrettanto bene gli editori che – proprio ora che sono in corso le elezioni per il futuro governo – scrivono una lettera aperta a chi governerà il nostro Paese nei prossimi anni. Chiedono «risposte concrete e lungimiranti della politica».
«Noi editori – scrivono nella lettera pubblicata nella newsletter Media Duemila, ripresa anche dalle agenzie di stampa – consideriamo la tutela della libertà di stampa e la diffusione delle notizie una funzione pubblica e insieme un’attività di impresa che va salvaguardata perché essenziale alla vita democratica del paese. Abbiamo una doppia responsabilità: offrire ai lettori un prodotto di qualità, vale a dire corretto, ben fatto, utile e adatto ai tempi che viviamo; e garantire un lavoro ai nostri collaboratori in condizioni di equità. Si tratta di un equilibrio difficile da mantenere, la cui ricerca richiede grande capacità di adattamento alle nuove sfide. L’editoria italiana sta vivendo un passaggio epocale: agli effetti della congiuntura economica si aggiunge il rapido avanzare delle tecnologie digitali, con effetti rivoluzionari nelle abitudini delle persone e sul mercato».
Gli editori, nella lettera, dicono no alle sovvenzioni e sì agli incentivi fiscali. « Pubblicamente e ripetutamente ci siamo detti favorevoli e abbiamo operato per una ventata di moralizzazione e trasparenza che privilegi l’innovazione e non perpetui rendite di posizione politiche» – dicono.
«In questo quadro e con questi limiti, un intervento pubblico sul fronte della domanda, circoscritto nel tempo e ben delineato nell’oggetto – scrivono gli editori – è indispensabile per superare l’emergenza e tutelare davvero il pluralismo: ad esempio nella forma di incentivi fiscali per favorire la ripresa degli investimenti pubblicitari e per diffondere la lettura dei giornali tra i giovani. Sarebbe anche opportuno prevedere una specifica modulazione degli abbonamenti, in funzione della messa a disposizione dei giornali in esercizi pubblici o aperti al pubblico».
La lettera tocca anche i temi del diritto d’autore, alla luce di una più volte richiamata necessità di riforma della legge: «Le aziende editrici italiane hanno razionalizzato i costi, per riacquisire efficienza e frenare il declino della redditività, ed hanno diversificato le loro attività, confrontandosi con un ambiente sempre più multimediale. Ma non hanno mai trovato nelle politiche pubbliche sufficiente interesse per la protezione di chi produce contenuti editoriali di qualità e per la salvaguardia di tutte quelle risorse – economiche, umane e tecniche – indispensabili alla loro realizzazione e, più in generale, alla sopravvivenza di una informazione libera e credibile».
«Sono oltre 22 milioni – scrivono gli editori – le persone che ogni giorno leggono quotidiani; quasi 33 milioni i lettori di periodici; circa sei milioni gli utenti dei siti web dei quotidiani, vale a dire la metà di coloro che in un giorno medio entrano in internet. Sono loro i primi firmatari di questa lettera. Sono loro ad attendere e a meritare risposte concrete e lungimiranti dalla politica. Questi numeri ribadiscono una forza straordinaria. L’informazione è un bene comune, patrimonio di tutti coloro che sono interessati alla salute della democrazia liberale e sanno valutare l’importanza determinante di giornali liberi: per la vita civile e la crescita di una società».

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