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Eduardo, la grande lezione dei giorni

Eduardo, la grande lezione dei giorni
di Pasquale De Cristafaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Il regista Pasquale De Cristofaro

La nuova drammaturgia italiana e, più in generale, quella europea è un gigante coi piedi d’argilla. Mi spiego. Molto premiata, citata, seguita e appoggiata dai critici, è, però, poco letta, amata e rappresentata. Questo accade perché, da una parte, il grosso del pubblico (in verità sempre più ridotto) va a teatro per vedere attori che hanno fatto fortuna sul piccolo schermo, oppure non rischia con opere nuove preferendo il vecchio e tradizionale repertorio. Dall’altra, il sistema teatrale accarezza gli autori emergenti per un po’, quindi presto li abbandona correndo appresso, pieno di finta curiosità, per i nuovi e più giovani talenti. Un mostro vorace che non trova mai pace. I nuovi autori sono spesso costretti, dopo brevissime gloriose stagioni, a farsi promotori e produttori di se stessi per cercare di non finire completamente nell’ombra, ridotti al silenzio. Molti di loro, sperano di essere almeno pubblicati, auspicando che l’odierna sordità diventi negli anni a venire una nuova possibilità. Al tempo stesso, è pur vero che i drammaturghi veramente grandi sono merce rara e si possono contare sulle dita di una mano. Talenti unici che hanno saputo, negli ultimi anni, intercettare il “nuovo” innestandolo su tradizioni forti, spesso regionali, rendendo la parola scenica nuovamente potente ed efficace. Una parola che dopo essere stata guardata con molto sospetto dall’ iconoclasta seconda avanguardia degli anni ‘60 e ’70, è riuscita a ritrovare una sua nuova dignità. Onore a loro e al teatro che hanno rappresentato e rappresentano, luogo odierno per eccellenza di democrazia e libertà. Detto questo, è stato più che opportuno, l’omaggio tributato in questi giorni da tutti i media a Eduardo De Filippo. Su tutti i giornali italiani si è dato molto spazio alla ricorrenza del trentennale della sua morte. Tanti articoli, tante suggestioni, tante memorie che hanno evidenziato la grandezza di questo straordinario uomo di teatro. Straordinario come attore ma, anche come drammaturgo. Le sue opere sono entrate a giusta ragione nell’immaginario degli italiani da Torino a Palermo. Il suo viso scarno, asciutto, vissuto ha saputo raccontare l’intero novecento. Nato esattamente sulla soglia del XX secolo lo ha attraversato tutto con passione e dedizione massima sempre stando instancabilmente dal lato della scena. Ha attraversato da protagonista sia la vivace e chiassosa epoca delle prime avanguardie che la tradizione partenopea e il teatro pirandelliano; e ancora, il fascismo, il doloroso secondo dopo guerra, l’avvio dell’incerta democrazia, il benessere e la deriva postmodernista. I giorni “pari” e, successivamente, quelli “dispari” con lui sono diventati per tutti noi, giorni memorabili. Grazie Eduardo.

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