Eduardo? Meglio secondo Luca

Eduardo? Meglio secondo Luca
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Siamo stati tutti figli del grande Eduardo. Poi, molti crescendo lo hanno ripudiato ritenendolo troppo legato ad una “tradizione” che faceva il paio con “reazione”. La drammaturgia europea, diffusa e tradotta con maggior frequenza, aveva fatto il resto. Nuovi modelli, nuovi autori, nuove tematiche, presto fecero apparire i plot edoardiani vecchi ed inadeguati a rappresentare con efficacia i cambiamenti della società in cui eravamo immersi. La trasformazione e la mutazione antropologica delle nuove tribù metropolitane non potevano essere più attratte dai ragù e dalle modeste famiglie eduardiane che rappresentavano un’epoca ormai definitivamente sorpassata. Anche la nuova drammaturgia napoletana che dagli anni ottanta si è cominciata ad imporre, derivava più da Viviani che da Eduardo. Santanelli, Moscato, Ruccello, con le loro opere, marcavano una differenza di non poco conto, nella lingua e nei contenuti. Ma già, qualche anno prima, Patroni Griffi e De Simone avevano preferito indicare una svolta netta dal canone eduardiano. Visto dalla parte degli attori, Eduardo vivente, rappresentava un modello inarrivabile e un tabù. Solo gli attori più irregolari ebbero un felice rapporto, seppure a distanza, col maestro. Penso a De Berardinis e Cecchi. Lo stesso Carmelo Bene ebbe con Eduardo rapporti di reciproca stima e grande considerazione. Anche se spesso non si capirono, troppo diverso era il loro modo di intendere il teatro, i due dettero vita ad incontri controversi e polemici che seppero dare al teatro italiano un respiro meno provinciale. Detto questo, negli ultimissimi anni c’è stato un ritorno ad Eduardo, dovuto sia ad una sensibilità cambiata sia ad un recupero di una tradizione drammaturgica italiana più solida e che non fosse il solito Pirandello. Massimo Ranieri ne ha riproposto un ciclo in televisione con un buon successo di pubblico ma con alterni esiti. Toni Servillo, il re Mida del teatro e del cinema italiano, sulle scene ne ha fatto addirittura il suo alfiere. Infatti, dopo aver rappresentato con grande efficacia i tanti “Misantropi” di Molière ha trovato nei personaggi di Eduardo dei moderni continuatori di quella genia di disillusi e cinici che attraversano la vita cercando di capirne o non capirne le più profonde ragioni. Sfrondandolo del dettaglio più dialettale ne ha reso una nuda e violenta tessitura, con una recitazione secca e senza alcun indugio sulle retoriche ormai viete e stantie di una certa cattiva tradizione partenopea. Un modello per quanti in questi anni hanno continuato a rappresentarlo come se Eduardo fosse un autore “dei giorni pari” e non di quelli “dispari”; in una parola, il continuatore di Scarpetta più che di amarissimi rovelli esistenziali. Fin qui i suoi altissimi meriti. Nonostante ciò, devo, però, ammettere che preferisco gli Eduardo di Luca, suo figlio. Saranno più tradizionali, meno concettuali ma quando sento Luca sento una voce che viene da lontano e mi porta lontano.

redazioneIconfronti

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