Mar. Ago 20th, 2019

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Elezioni 15 / Berlusconi, i posti di lavoro e lo scoglio Fornero

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L’articolo 18, le insidie per lo sviluppo e i silenzi di una politica che guarda dall’altra parte
di Alfonso Liguori

elsa-forneroGli avversari politici continuano a criticare e prendere in giro Silvio Berlusconi per la proposta dei 4 milioni di posti di lavoro, mettendola scioccamente in paragone con l’ormai storico grido “un milione di posti di lavoro” di qualche elezione fa.
Invece la proposta del leader del PDL ha un fondo di sensatezza, ed egli stesso ha specificato più volte che non è una promessa ma un auspicio. Nella visione delle cose del Cavaliere, infatti, in Italia ci sono 4 milioni di aziende, se ognuna di questa assumesse una persona, possibilmente un giovane, con contratto a tempo indeterminato, la Stato consentirebbe a queste imprese di non pagare le tasse sugli stipendi di questi nuovi dipendenti e si accollerebbe i contributi previdenziali per un tempo da decidere, variabile tra i tre e i cinque anni.
Sensato! Quale azienda, infatti, con il costo del lavoro che c’è nel nostro Paese non approfitterebbe della possibilità di contrattualizzare uno o anche più lavoratori che verrebbero a costargli almeno la metà di ciò che normalmente spendono?
Forse le assunzioni, alla fine, non saranno proprio 4 milioni, ma certamente ne avremmo un cospicuo numero. Il ragionamento, a guardarlo con distacco e lucidità, non fa una piega.
Se non fosse per la domanda che nessuno rivolge a Silvio Berlusconi, e nessuno la fa perché scoperchierebbe un vaso di Pandora che alcuno vuole o può toccare.
L’ex presidente del consiglio parla di contratti a tempo indeterminato, riscaldando così anche gli animi di coloro che disperatamente attendono una buona opportunità di lavoro che gli consenta, finalmente, di dare un minimo di struttura solida alla propria vita.
Ma tutti paiono avere dimenticato che sul mercato del lavoro è passata come un uragano la cosidetta riforma Fornero, la quale riforma ha messo le mani in maniera decisa sull’ormai famoso anche ai bambini dell’asilo art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. È divenuto, infatti, semplice allontanare un lavoratore dal suo posto di lavoro, adducendo le più svariate motivazioni, perfino quella secondo cui (sic) l’azienda non si fida più di lui.
Il rischio dunque potrebbe essere: l’azienda assume il lavoratore godendo di tutti i benefici che lo Stato andrà a consentire, poi, finite queste agevolazioni, passato magari un altro anno o due, tanto per salvare la faccia (ma anche no!), si libera, con una qualsiasi ragione consentita dalla riforma, del lavoratore.
A questo punto credo sia chiaro, la domanda da fare al Silvio Berlusconi sarebbe: presidente, la sua proposta è interessante ed ha una sua attuabilità, ma come si abbina alla riforma dell’art. 18 che mette i contratti a tempo indeterminato che lei auspica, praticamente alla stessa stregua di quelli a tempo determinato, visto oltretutto che anche pagando gli indennizzi previsti a fine rapporto il costo complessivo di un impiegato, per l’azienda sarebbe comunque nettamente inferiore rispetto a quello di tutta una vita lavorativa?
Ma così facendo si rischia di scoperchiare tutto il pentolone art.18, coinvolgendo nella discussione chi ha aziende proprie e potrebbe essere accusato di conflitto di interessi, chi è pro-riforme dettate dall’Unione Europea aprendo il dibattito sulla sovranità nazionale e le influenze estere sulla nostra politica interna, si potrebbe aprire il discorso sul reale peso dei sindacati confederati e sulla loro effettiva autonomia, si può rischiare di essere accusati di sostenere quel referendum sinistrorso per l’abolizione della riforma Fornero, di essere contrari al bene e ai diritti elementari dei lavoratori, si potrebbe dire…
Insomma, un ginepraio. Così restano le promesse, gli auspici, le intenzioni, e la sensazioni che nessuno o pochi abbiano interesse a discutere realmente delle proposte elettorali, quasi che il destino del Paese non ci riguardi. Della serie: … per favore, non fate l’onda!

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