Mer. Lug 24th, 2019

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Elezioni 17 / Manca un vero progetto economico per la cultura

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Il settore non viene pensato come filiera produttiva e si disperde così un patrimonio potenziale

romacapitalenewc.com

di Luciana Libero

museo-romaCircola da qualche mese su internet e sui social network. Parla di teatro, di musica e unisce a belle foto articoli ben scritti e circostanziati. Il foglio, scaricabile in pdf, si chiama PuraCULTura, si fa dalle parti di Vietri e il titolo ci sembra quanto mai felice. Un sito analogo si fa in Argentina e si apre con questo bell’invito, Bienvenidos a Puracultura che è un modo per dire: accomodatevi tra arte, eventi, fotografia, letteratura, teatro. È così che va il mondo: fervono le industrie creative, attraversano i settori e parlano lingue internazionali.  Ma noi non siamo argentini e nemmeno europei. Se lo fossimo, la creatività e la cultura occuperebbero il primo posto non nelle vaghe stelle dell’orsa della campagna elettorale ma in seri programmi per l’”Italia che verrà”. Proprio così si apriva, infatti, lo scorso anno, il rapporto 2012 della Fondazione Symbola, a proposito della cultura, argomento di appello accorato anche del Manifesto del Sole 24 ore e degli Stati generali della cultura, fino alle recenti Primarie della Cultura del Fondo Ambiente Italiano cui hanno aderito in centomila.

E mentre da più parti si ripete come un mantra che la cultura è l’economia del futuro (5,4% della ricchezza prodotta, 76 miliardi di euro, lavoro per un milione e quattrocentomila persone, 5,6% del totale degli occupati del Paese); che il concetto di produzione culturale abbraccia industrie creative, patrimonio storico-artistico e architettonico, performing arts e arti visive e una vera e propria “filiera”; a nessuno è venuto in mente che forse questa avrebbe potuto essere quella “visione” da tanti invocata. Non è più ormai il discorso di una élite ma, appunto, “pura economia”. Eppure il 2013 è l’Anno della cultura italiana negli Stati Uniti  che promuoverà con un programma di 180 eventi tutte le nostre arti in quaranta città statunitensi con l’obiettivo – ha dichiarato il Ministro Terzi –  di dar conto della ricchezza del nostro Paese. Una ricchezza che però resta nei fatti dimenticata nei vari programmi elettorali che dedicano, tra Imu e Irpef, ben poche parole all’argomento: una “netta inversione di rotta” sostiene il PD; un “libero accesso ai saperi” declina Ingroia; una “rivoluzione culturale” quella a cui punta Vendola mentre la lista Monti si richiama all’articolo 9 della costituzione (è di venerdì scorso l’incontro promosso a Napoli su: Conoscenza e cultura, leve per una nuova crescita economica dell’Italia) e il Pdl invoca l’apporto dei privati. Ma un vero progetto economico per la cultura in Italia non c’è. Non interessa il programma “Creative Europe” che vuole sostenere i settori culturali e creativi con un bilancio di 1,8 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, mirato alle migliaia di persone attive nel cinema, della TV, della cultura, della musica, dello spettacolo e del patrimonio culturale per cogliere i vantaggi “del mercato unico e a raggiungere nuove categorie di pubblico in Europa e fuori di essa”; né interessa più di tanto una Europa creativa e multiculturale che mira a incentivare l’occupazione e la crescita sostenibile. Alcuni settori si stanno muovendo: lo scorso anno è nato Art Project, il progetto che Google ha promosso in collaborazione con alcuni dei più prestigiosi musei del mondo tra cui gli Uffizi di Firenze, progetto con cui è possibile navigare tra migliaia di opere d’arte e capolavori di tutte le epoche. Altro accordo importante è quello di Google Books siglato con il Mibac per la digitalizzazione di un milione di volumi dalle Biblioteche Nazionali di Roma e Firenze e quello con Street View per la mappatura delle principali aree archeologiche italiane. Anche nella nostra regione si sta cominciando a capire che investire in innovazione e cultura è divenuta una necessità non più prorogabile: dalle Creative Factory promosse da Campania Innovazione e dedicate all’innovazione, alle ricerche affidate dalla Camera di Commercio di Salerno all’Istituto Tagliacarne per indagini sul turismo, artigianato, beni culturali finalizzati a nuovi investimenti. E sono molte le sorprese che scaturiscono da questi rapporti: un grande potenziale ma scarsa propensione a “pensarsi” come filiera produttiva, come sta invece avvenendo nel settore agroalimentare e enogastronomico che in questi ultimi anni sta facendo passi da gigante.

Ma, a parte alcune positività, restano scoraggianti le ultime notizie che arrivano dal Mibac: un FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) che sostiene lirica, cinema e teatro ormai arrivato a livelli di guardia, sotto i 400 milioni di euro e addirittura la soppressione della Settimana della cultura, dell’ingresso gratuito nei musei per l’8 marzo, forse anche delle agevolazioni per gli over 65 perché, dicono al MInistero: «Non possiamo più permetterci di rinunciare all’incasso di sette giorni proprio in primavera, uno dei periodi dell’anno in cui arrivano più visitatori. Manterremo però i musei aperti a ingresso libero l’ultima domenica di ogni mese quando le famiglie italiane sono veramente in difficoltà». Restano solo le agevolazioni di San Valentino, quelle che si entra in due al prezzo di uno,forse l’amore ci salverà.

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