Mar. Ago 20th, 2019

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Elezioni 18 / «L’Università entri nell’Agenda elettorale»

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Accorato appello di sei rettori campani ai candidati delle forze politiche in campo
di Barbara Ruggiero

rettori_campaniaUn documento per chiedere impegni di governo in materia di università e cultura. Lo sottoscrivono i sei rettori delle università statali della Campania in vista delle imminenti elezioni politiche.
Poiché le campagne elettorali sono per definizione il luogo del progetto e del programma, i rettori hanno inteso fornire un contributo dialogico e concreto sulla necessità di focalizzare le problematiche dell’Università, dell’Alta formazione, della Scuola e della Cultura nel nostro Paese. Si tratta di una riflessione puntuale sui temi che sono di estrema rilevanza e di connotazione strategica.
I firmatari di questo documento sono: Filippo Bencardino, Rettore dell’Università degli studi del Sannio; Massimo Marrelli, Rettore dell’Università degli studi di Napoli Federico II; Raimondo Pasquino, Rettore dell’Università degli studi di Salerno; Claudio Quintano, Rettore dell’Università degli studi di Napoli Parthenope; Francesco Rossi, Rettore Seconda Università degli studi di Napoli e Lida Viganoni, Rettore Università degli studi di Napoli L’Orientale.
I sei rettori considerano fondamentale una indicazione chiara per gli elettori verso un voto utile che determini una maggioranza capace di governare il Paese, anche in ragione di problemi decisivi per il futuro delle nuove generazioni.
«In riferimento al sistema universitario – scrivono i rettori campani – l’unico intervento di questi anni, la legge Gelmini (Legge 240/2010), si è dimostrato inadeguato. Mossa da un atteggiamento punitivo nei confronti delle università statali, e sull’onda di un piano di suo screditamento, funzionale al disimpegno finanziario dello Stato, la Legge Gelmini ha affrontato il rapporto tra autonomia e controllo azzerando l’autonomia e calando una camicia di forza di norme uniformi e di esasperato dettaglio sulla complessa pluralità del sistema universitario. Gli atenei sono stati costretti– aggiungono i rettori – ad un costoso processo di riorganizzazione, secondo un disegno scarsamente condiviso e dall’utilità non dimostrata. Operazione dalla quale sono state tenute al riparo le università private, senza dimenticare le Università Telematiche proliferate in Italia in questi anni, al di fuori di ogni ragionevole strategia di sistema, spesso attingendo a docenti di ruolo nelle Università statali per coprire le esigenze della didattica».
I rettori sottolineano la criticità della situazione finanziaria del sistema universitario e della ricerca, a fronte di una politica di tagli selvaggi che vanno oltre l’obiettivo dichiarato dell’eliminazione degli sprechi e che hanno messo le università italiane in una situazione insostenibile. Si tratta di tagli che – evidenziano i sei rettori – compromettono anche lo svolgimento di funzioni basilari e impediscono il potenziamento e la conservazione del patrimonio edilizio e strutturale. Le risorse economiche ristrette – evidenziano i rettori – impongono la riduzione impietosa delle azioni di sostegno al diritto allo studio. Il meccanismo del prestito d’onore, con cui si vorrebbe investire gli studenti del costo degli studi per i rettori è implausibile nell’attuale situazione di disoccupazione giovanile.
I tagli alle spese hanno determinato, infine, il ridimensionamento dei finanziamenti destinarti alla ricerca, alla formazione di terzo livello e dei giovani ricercatori. Per i rettori campani, l’idea che la drammatica contrazione del finanziamento pubblico possa e debba essere superata grazie agli interventi dei privati è illusoria, se non volutamente ingannevole.
«Smantellare l’università statale – rilevano Rettori degli Atenei della Campania – significa tagliare alla radice le capacità di ricerca, innovazione e sviluppo culturale del Paese che continuano a trovare nell’Università il loro luogo elettivo e significa disincentivare l’iscrizione dei giovani, ridurre il numero dei laureati italiani, già troppo basso rispetto ai Paesi più avanzati, e soprattutto chiudere l’accesso ai livelli più alti di formazione ai giovani provenienti dai ceti meno abbienti. Così si tradiscono i principi fondamentali della Costituzione e si cancella il ruolo di equo ascensore sociale che l’alta formazione ha finora svolto, pur con tante inadeguatezze».
Un appello accorato, dunque, che i sei rettori chiedono non solo di registrare nell’agenda elettorale ma anche di intuire come impegno di governo.
Ecco i punti fondamentali: un adeguato piano decennale di finanziamento che consenta la ripresa del sistema e, a breve termine, l’apertura a nuove generazioni di ricercatori e il riconoscimento dell’impegno di chi già lavora nell’Università garantendo la possibilità di legittime progressioni di carriera; una semplificazione normativa e l’eliminazione della gabbia costruita con la legge Gelmini, che restituisca a ciascuna università la possibilità di strutturarsi in autonomia, scegliendo le forme di organizzazione e gestione più adeguate alle proprie caratteristiche e dimensioni e al proprio contesto territoriale; un sistema di controllo e di valutazione trasparente, condiviso, burocraticamente leggero e che si ponga come obiettivo lo sviluppo qualitativo dell’Università statale, non la sua penalizzazione; una stabilità di politiche d’intervento che consenta al sistema di programmarsi e non lo sottoponga alla necessità di continue e contraddittorie modificazioni.

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