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Elezioni 24 / Giannino capro espiatorio per le bugie della politica

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Tante menzogne tra i leader, ma solo a qualcuno viene chiesto il conto
di Gianmaria Roberti

oscar_gianninoNel governo Merkel, copiare la tesi di dottorato è costato la poltrona al ministro della Difesa zu Guttenberg e alla titolare dell’Istruzione Annette Schavan. Mentre negli Stati Uniti, prima del ciclone Monica Lewinsky, una scappatella coniugale falciò la corsa alle presidenziali ’88 del democratico Gary Hart. Perché le bugie sfregiano la credibilità di un politico, senza rimedio, nei paesi forgiati dalla morale protestante. In Italia invece no. Eravamo abituati ad altro. Fin quando un fremito di sdegno ha travolto Oscar Giannino, il giornalista economico dai panciotti sgargianti, impallinato per un inesistente master alla Chicago Booth School of Business. Ora è sull’orlo dell’autoflagellazione estrema del ritiro. “Giannino bugiardo”, è insorto l’economista Luigi Zingales, fresco ex compagno di viaggio, che ne ha denunciato il curriculum taroccato. Giannino pinocchio, hanno spernacchiato divertiti i social network. “Giannino guitto” ha riso Berlusconi. Una svolta etica? Vediamo. Sull’harakiri di Giannino andrà in scena il lavacro purificatore di questa campagna elettorale. Un circo vacuo, pieno di insulti, vuoto di tutto. Anche di memoria. Perché tra bugie, mezze verità, promesse da marinaio, la politica italiana è solita trascinarsi. Un esercizio su cui tanti sono disposti a chiudere un occhio, turandosi il naso. Ma non tutti. Sono sempre di più quelli che documentano quegli scivoloni, attraverso un controllo rigoroso. È il fact checking, la verifica puntuale delle dichiarazioni, nell’orgia di parole cui si abbandonano gli uomini pubblici. Un’arma a doppio taglio. Pagellapolitica.it, ad esempio, si presenta come un “indicatore statisticamente valido circa la credibilità dei singoli politici”. Il sito stila una rapporto tra la quantità di esternazioni e la loro esattezza. Con esiti pericolosi. Tanto per dirne una, Berlusconi (condannato per una falsa testimonianza amnistiata nell’89) ha di recente ribadito di non aver “mai proposto Monti come premier dei moderati”. Tuttavia, lo scorso 12 dicembre, presentando il libro di Vespa, ha affermato: “Io stesso – posso tranquillamente dirlo – ho proposto al Presidente Monti, in occasione di una mia visita a Palazzo Chigi, di essere il coordinatore e quindi il candidato alla Presidenza del Consiglio di tutto lo schieramento moderato”. Il delfino Alfano invece, ha detto che a Milano “nell’era Pisapia c’è stata un’impennata della microcriminalità rispetto agli anni di Letizia Moratti di quasi il 150%. Un dato falso: nel 2011 (le comunali si tennero in primavera) si sono registrati 96.149 reati contro i 97.504, e nel primo quadrimestre del 2012, rispetto all’analogo periodo precedente, 30.504 contro 31.741. E Bersani? Lui aveva spiegato: “Con Berlusconi la pressione fiscale è salita di 4 punti”. Cifre non vere: era il 41% nel 2001, 41,7 nel 2006, 42,6 nel 2008 e 41,3 nel 2012. Anche l’ex rivale Renzi, nella furia rottamatrice, aveva esagerato, parlando di sé e del ricambio nella classe politica: “Possiamo candidarci senza portare la giustificazione: quando loro erano in Parlamento noi eravamo all’asilo”. In realtà, quando il sindaco di Firenze, classe ’75, vestiva il grembiule, nessun attuale leader era parlamentare. Vantandosi per la propria azione di governo, Nichi Vendola ha poi sostenuto che “La Puglia ha investito risorse europee più di tutte le altre Regioni del Sud messe insieme”. E ha toppato di brutto. Secondo i dati del ministero per la Coesione territoriale al 31 ottobre 2012 tra Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e Fondo Sociale Europeo la Puglia ha speso quasi 1.995 milioni di euro, le altre regioni complessivamente quasi 3.675 milioni di euro. Il capitolo promesse è invece fonte di imbarazzo, se sapessero imbarazzarsi, per quasi tutti i politici nostrani. Il sito promessepubbliche.com non fa sconti. “Non mi candiderò più a nulla, ho espresso questa volontà ferma” disse l’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo, dimettendosi lo scorso luglio. Aggiunse solenne: “Sono appassionato di agricoltura, ho un agrumeto, è complicato governarlo e cercare di pareggiare i conti entro la fine dell’anno. Mi inventerò un lavoro, sono ancora capace di intendere e volere”. Infatti, ora è candidato al Senato nella lista Pds-Mpa, apparentata al centrodestra. Memorabile anche l’impegno preso in campagna elettorale dal sindaco di Napoli, de Magistris: “Porteremo la raccolta differenziata in città al 70%”. Dopo quasi due anni, le cifre inchiodano il servizio al 25%. E nel febbraio 2011 il leader di Fli, Gianfranco Fini, promise in tv da Santoro: “Quando si votò nel 2008 ci fu un accordo politico tra me e Berlusconi: se vinciamo tu vai a Palazzo Chigi, io a Montecitorio”, quindi “nel momento in cui si rompe quel patto io sono pronto a dimettermi nello stesso momento in cui si dimette Berlusconi”. Il Caimano lasciò Palazzo Chigi nel novembre di quell’anno, ma Fini è ancora al posto suo.

1 thought on “Elezioni 24 / Giannino capro espiatorio per le bugie della politica

  1. A fronte di quelle, veramente enormi, che sparano senza ritegno i leader dei partiti più noti, le piccole bugie di Giannino fanno più che altro sorridere…

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