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Elezioni 27 / Il popolo offeso si ribelli alla cultura della protezione

Elezioni 27 / Il popolo offeso si ribelli alla cultura della protezione
di Aniello Manganiello

don-aniello-manganiello-2Non credo che vi siano dubbi sul fatto che queste elezioni sono le più drammatiche della nostra storia democratica. La decadenza che abbiamo conosciuto, soprattutto in questi ultimi vent’anni, conferma un dato assolutamente inequivocabile: le forze politiche che hanno rivestito maggiori responsabilità hanno ridotto la democrazia a puro travestimento di fini non democratici. Quelle forze politiche hanno tradito la fiducia del popolo italiano, incassando i suffragi per operazioni autoreferenziali. La società si è così allontanata dalle istituzioni, rassegnata a richiedere alla politica, nella migliore delle ipotesi, interventi limitati e frammentari, frutto di deleghe specifiche di interessi. Si è così attenuato, fino a spegnersi, il senso civico e il sentimento del “pubblico”, e ci siamo ritrovati in una palude dove l’apparire ha preso il posto dell’essere e nella quale, sempre più frequentemente, la immoralità è stata considerata un valore di riferimento, un sinonimo di successo e di protagonismo. Abbiamo visto sfilare così, dinanzi ai nostri occhi, in una danza che appare sempre più macabra, nani e ballerine, faccendieri e falliti, spergiuri e cortigiani, complici e correi, truffatori e bancarottieri che sono stati promossi di rango, dalle segreterie politiche al più comodo riparo all’interno del Parlamento o del Governo, fornendo a tutti la rappresentazione plastica dell’onnipotenza e dell’arroganza.
Questa classe dirigente ha dato vita ai quartieri ghetti, ha direttamente e indirettamente reso più forti le mafie, ha aperto le porte delle istituzioni ai poteri criminali: la democrazia è diventata così apparente, semplice travestimento formale della più crudele delle dittature, quella politico-consumistica, che ha trasformato settori ampi della società in aree di povertà, di sudditanza e di bisogno. Si spiega così la mancata risoluzione degli squilibri sociali, che si sono allargati a dismisura con la corrispondente contrazione dell’area dei diritti anche individuali. Ne è venuta fuori una società disuguale e laicizzata, dove gli unici interessi ritenuti leciti e moderni sono quelli riferiti alla competizione tra le persone e tra lobbie, nel tentativo di prevalere gli uni sugli altri nei guadagni e nel potere.
Quando si parla in questi giorni del dovere di difendere le istituzioni e della conseguente necessità di non farsi tentare da voti di radicale opposizione di sistema ci si piega a questa sottocultura della democrazia falsa e bugiarda. Ed io non ci sto, perché è la peggiore delle ipocrisie, quella più intrisa di moralismo avvilente. Perché la gente, mi chiedo, non deve poter votare per indicare svolte radicali? Perché la gente non deve poter dire del fallimento di questa classe dirigente? Perché non si deve poter gridare lo sdegno contro il degrado berlusconiano che, molte volte, anziché essere neutralizzato da una politica di opposizione radicalmente diversa e autenticamente riformista, è stato addirittura imitato nello stile e nelle aberrazioni da quanti avrebbero dovuto offrire soluzioni e alternative radicali?
In questo momento grave e solenne della vita nazionale noi abbiamo il dovere di non dimenticare il male che gli imbonitori ci hanno fatto, negando i nostri diritti e rapinando quotidianamente lo Stato; noi abbiamo il dovere di dire basta, desiderando una vita diversa, fatta di autentica democrazia e di partecipazione, di giustizia sociale e di riforme radicali, una vita non più segnata dalla cultura della protezione ma contraddistinta dalla libertà del cuore. Perciò smettiamola di fare i moralisti e plaudiamo a quanti avranno la forza e il coraggio di vivere fino in fondo, nella solitudine della cabina elettorale, il rischio delle scelte di rinnovamento globale. In questo modo rischieranno un po’ i patrimoni illegali, le rendite di posizione, le illegalità sistematiche e certamente ne trarranno qualche beneficio gli Ultimi, che sono il sale della terra e i veri detentori dell’insostituibile e corroborante coscienza nazionale.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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