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Elezioni e promesse di lavoro, la Procura tiene d’occhio i politici

Elezioni e promesse di lavoro, la Procura tiene d’occhio i politici
di Gianmaria Roberti

Sullo sfondo dell’ultimo braccio di ferro Regione-Comune di Napoli, sul no di Palazzo Santa Lucia a includere il settore rifiuti speciali nell’ultima tranche di finanziamenti, da 7,5 milioni, per l’impiego dei precari dei progetti Isola e Bros, si staglia l’ira dei disoccupati organizzati. Durante la seduta della commissione Lavoro in via Verdi, i precari Bros cingono silenziosamente d’assedio il palazzo comunale. Sono almeno in 300 ad attendere il termine dell’incontro. E alla fine, al megafono la portavoce Paola Bianco grida che “in campagna elettorale saremo ovunque”. Risuonano slogan d’antan come “lotta dura senza paura”. Si avverte che la misura è colma, di fronte alle “stupidaggini dei politici” ascoltate per anni, da destra, centro e sinistra. E alla folla muta viene ribadito che ai piani alti, dove una delegazione ha presenziato alla riunione, si è chiesto al Comune di “intervenire su Caldoro”, per lo sblocco dei fondi. I Bros promettono di irrompere a piedi uniti nel gran carosello elettorale. E generano timori recepiti dalla Questura, dove ne monitorano il sentiero di guerra, preparandosi alle contestazioni plateali. Ma un investigatore rammenta che antenne sono puntate anche sulle “promesse dei politici”, e sulle tentazioni di usare quel bacino di voti come merce di scambio. Lo schema è noto: è la strategia di chi sventola solenni impegni di aiuto, destinati ad annegare nel pozzo della rabbia di questi precari storici, i 5 mila lavoratori, di cui 3.741 formati da corsi regionali per tutela dell’ambiente e raccolta differenziata, ma mai impiegati. La Procura di Napoli osserva chi soffia sulla brace dei disoccupati, ma nel frattempo marcia per troncare le frange violente del movimento, su cui pendono accuse di associazione per delinquere, violenza e minacce. L’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo e dai pm Raffaello Falcone e Urbano Mozzillo, punta il dito contro 4 disoccupati, al centro di 22 raid attuati per condizionare gli enti locali, ostacolare le comunali del 2011 e le primarie del Pd, nonché le scelte in materia di raccolta dei rifiuti. Tra gli episodi finiti nel fascicolo dei pm, l’aggressione all’auto del sindaco de Magistris, avvenuta il 4 novembre 2011. “Non siamo violenti, la Procura pensi ai criminali veri” hanno ribadito i portavoce dei Bros. Ma le pulsioni estremiste sono state isolate dalla stretta giudiziaria, il solco tra i falchi e l’ala dialogante del movimento si è allargato, mentre la base, dopo indagini e perquisizioni, si è ridotta da un migliaio di aderenti a circa 250-300. Adesso però, gli inquirenti tornano a puntare i fari sulle relazioni pericolose tra politici e disoccupati organizzati. Una trappola sulla pelle della città, spinta verso il burrone delle rivolte, nel momento in cui “le risorse pubbliche, anche per i disoccupati, sono agli sgoccioli” avvisa una fonte investigativa.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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