Ven. Ago 23rd, 2019

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Elezioni, il Governo sta per semplificare la raccolta firme per tutti

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Si studia la riduzione delle firme a un terzo o a un quarto di quelle previste per legge

La riduzione delle firme a un terzo o a un quarto di quelle previste per legge (oggi con voto anticipato sono già tagliate della metà) e il potenziamento dell’apertura degli uffici comunali per farle autenticare. E’ quanto dovrebbe prevedere il decreto a cui sta lavorando il governo, come annunciato dal ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, per la raccolta delle firme in vista delle prossime elezioni politiche. I partiti già presenti in Parlamento all’inizio della legislatura non hanno l’obbligo di raccogliere le firme per la presentazione delle liste elettorali, come prevede il comma 6.2 dell’articolo 1 del Porcellum: «Nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere all’inizio della legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi». Con il decreto si potrebbe quindi andare incontro ai gruppi costituitisi dopo l’inizio della legislatura, esentando anche loro dalla raccolta firme. Problema che, anche se in maniera ridotta, riguarderebbe in ogni caso chi sta fuori dal Parlamento: l’eventuale lista Monti, così come il manifesto Verso la Terza Repubblica, il Movimento 5 Stelle, Sel, i Verdi, i Radicali, la Destra e ovviamente tutte le liste civiche. Sempre secondo l’articolo 1 del Porcellum, la legge elettorale con cui si andrà a votare, «la presentazione delle liste di candidati per l’attribuzione dei seggi con metodo proporzionale deve essere sottoscritta: da almeno 1.500 e da non più di 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni fino a 500.000 abitanti; da almeno 2.500 e da non più di 3.000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 500.000 abitanti e fino a 1.000.000 di abitanti; da almeno 4.000 e da non più di 4.500 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nelle circoscrizioni con più di 1.000.000 di abitanti. In caso di scioglimento della Camera dei deputati che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni, il numero delle sottoscrizioni è ridotto alla metà». Il ministro Cancellieri ha già citato il dimezzamento delle firme da raccogliere, ma questo varrebbe solo se lo scioglimento delle Camere avvenisse entro il 29 dicembre 2012, ossia 120 giorni prima della loro naturale scadenza fissata per il 29 aprile 2013. Non solo, le firme devono essere depositate 35 giorni prima delle elezioni e, fissando la data al più tardi il 24 febbraio, gli autografi dovranno essere depositati intorno al 20 gennaio. In caso invece si svolgesse un election day il 17 febbraio la scadenza si anticipa a entro le prime due settimane di gennaio. Un problema che, in ogni caso, andrà risolto. A invocare una soluzione è stato il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha inviato una lettera a Monti per sollecitare «l’urgente adozione delle disposizioni necessarie per un rapido espletamento degli adempimenti di competenza degli uffici amministrativi e al fine di agevolare le forze politiche nella raccolta delle firme per il deposito dei simboli e delle candidature». La sottoscrizione si effettua regione per regione e il numero di autografi richiesti varia a seconda della grandezza dei comuni in cui vengono raccolti. In totale, però, si calcola che siano circa 120 mila, 60 mila se dimezzate, 30 mila – a quanto si apprende -, secondo il decreto a cui lavorerebbe il governo. A portare avanti la battaglia per la riduzione delle firme è stato anche il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini, che, nei giorni scorsi, aveva sottoposto all’attenzione del ministro per la Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi e al ministero dell’Interno nella persona del prefetto Bruno Frattasi, un emendamento alla riforma della legge elettorale, presentato dai due relatori, Lucio Malan per il Pdl e Enzo Bianco per il Pd, e quindi espressione della maggioranza del Parlamento, in base al quale si riduce della metà il numero di firme necessario per la presentazione delle liste, anche rispetto al numero già dimezzato dalla legge in vigore in caso di scioglimento anticipato delle Camere. Arrivando dunque a un quarto. Il provvedimento, secondo quanto viene riferito da fonti parlamentari, potrebbe impegnare le due Assemblee già a Camere sciolte, come avvenne nel febbraio 2008, quando il governo guidato da Romano Prodi approvò un decreto ad hoc per le successive elezioni. E’ quindi possibile che le Assemblee di Montecitorio e Palazzo Madama vengano convocate a inizio gennaio per convertire il decreto.

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