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Elogio del biglietto augurale travolto dal web e… dalle Poste

Elogio del biglietto augurale travolto dal web e… dalle Poste
di Diogene

Da almeno un paio d’anni sono in lotta aperta con le Poste Italiane e con i tradizionali biglietti di auguri natalizi. Da sensibile tradizionalista, non amo quello che fanno passare per progresso in questo campo; non amo i biglietti elettronici e non amo gli sms.
Adopero da tempo il computer, dopo aver abbandonato la vecchia ma sempre cara Lettera 22 della Olivetti, mia fedele compagna di viaggio negli anni Settanta. Cambiano i tempi, cambiano le tecniche di stampa. Dalla composizione in caratteri di piombo si passa alla fotocomposizione. Mio malgrado, per adattarmi ai tempi, convivo con quella che chiamo comodità; comodità di scrivere e inviare un pezzo tramite internet senza ricorrere più a uno stenografo, senza più utilizzare il fax, senza chiamare più a telefono per sapere se il pezzo è stato ben ricevuto, senza che ci sia un altro macchinoso e ulteriore passaggio attraverso la composizione della vecchia linotype.
Ma gli auguri di Natale sono un’altra cosa. Volete mettere un bel biglietto, prima selezionato con amorevole cura tra i tanti che si potevano trovare tra le fornitissime cartolerie di un tempo che fu, poi scritto con la propria grafia, con la propria personalità, con il proprio amore direttamente proporzionale alla persona cui è diretto, con i freddi, asettici biglietti di auguri, anche ben strutturati, per carità! che si trovano a iosa sulle pagine di internet? Ne ho trovati alcuni anche carini, addirittura animati e con sottofondo musicale; ma li trovo freddi, meccanici, artefatti, senza anima. Vorrei tanto tornare al mio bel calamaio, alla penna d’oca o a quella con pennino a cavallotto, alla pregevole e mai troppo lodata carta di Amalfi; ma il tempo è passato e niente ti può portare indietro se non i ricordi e la nostalgia.
Due anni fa ho cominciato a fare a pugni con il progresso. Avevo nella mia capiente scrivania una bella scorta di biglietti dell’Unicef; ne scelsi un paio: dovevano andare a due persone lontane con le quali avevo sempre avuto un bel rapporto epistolare. Primo conflitto con le Poste. Lunga e indicibile fila: francobolli niente, sono finiti. Dal tabaccaio stessa cosa. Riesco a trovare però due bolli di posta prioritaria. Arriveranno prima, penso. I due biglietti non sono mai giunti a destinazione. Mi telefona uno dei due cari amici lontani proprio nella giornata di Natale: “stai bene? – mi fa – mi sono preoccupato per non aver ricevuto il tuo solito biglietto di auguri!”.
Da un anno mi sento orfano di quelle che per me erano belle tradizioni. Di questi giorni sceglievo amorevolmente quelle poche cartoline da inviare agli amici più lontani. Un vero e proprio rito: scartabellavo tra le belle e significative cartoline Unicef; ad ognuno un disegno, ad ognuno un simbolo a seconda della personalità del destinatario. La scelta della penna, rigorosamente stilografica; due parole che partono dal cuore, una firma e via. Poesia della vita. Quella che, forse, non c’è più.

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