Elogio del condizionale

Elogio del condizionale
di Luigi Zampoli

michele-serraIn fondo servono pochi particolari per raccontare un individuo e il suo sguardo sul mondo. Dei nomi, un luogo, e un andare che rivela un mondo di essere. Giulio Maria, trentasei anni, cui Michele Serra (nella foto) dedica una magistrale descrizione da metà uomo e meta ragazzo dall’aria un po’ così, per poi affidargli qualche dritta su questi nostri tempi da offrire al lettore.
Sentirsi fuori scena, imprigionato in una vita fatta di rotatorie reali e metaforiche, il protagonista-narratore porta con sé quest’afflizione in quel di Capannonia, uno dei tanti non-luoghi della contemporaneità, condannati alla sottrazione d’identità.
Trenta scene, trenta passaggi, trenta frammenti; il nostro Giulio Maria ha ereditato dal padre, grande ebanista, un capannone per la lavorazione del legname, che ora sta cercando in tutti i modi di vendere; tutto parte da questo dato, un passato, ovvero quei grandi passi compiuti da chi c’era prima, rispetto al quale misurare gli asfittici movimenti di chi si agita a vuoto nel presente.
È un “rompiballe stabile“ Giulio, gentile definizione della fidanzata Agnese, e vivacchia in perenne attesa di un salto di qualità che forse non farà mai (eppure come ognuno, potrebbe…) ma che vorrebbe vedere attorno a sé; ciò che lo circonda, un presente deludente, stimola in lui potenziali vie d’uscita, possibili riscatti.
“Ognuno potrebbe” (Feltrinelli) è tutto nel titolo che si disimpegna tra l’indistinto del soggetto ed il condizionale sospirante del predicato, fotogrammi in parole di un percorso all’insegna dell’insofferenza in un angusto microcosmo di provincia che sopravvive a se stesso. Giulio Maria assiste con la consolazione dell’ironia alla desertificazione di un mondo orfano della vitalità sociale, del lavoro ,di tutto ciò che, in fondo, rappresentava quel grande capannone che brulicava dell’inventiva artigiana del padre.
È un romanzo a episodi con una traccia comune; l’egocentrismo che diventa antidoto ad una condizione di vita. Giulio Maria è un uomo dall’ ”inerte normalità”, ma lucido, è insofferente nei confronti di un’umanità chinata incessantemente sui propri smartphone, che nel libro diventano gli “egòfoni”, non per raccontarsi, ma per dilatare a dismisura delle esistenze altrimenti insignificanti.
Il mondo parallelo digitale ti dà quello che un mondo reale cinico e baro non ti ha dato e che tu non hai saputo conquistarti. I personaggi del libro portano nomi che non si dimenticano, cui si affida la descrizione di differenti personalità: il fabbro Squarzoni, il “puntero uruguagio” Amos Medardi, la signora Kaumakis, il bancario Insoardi.
Sotto l’occhio del protagonista si muovono individui privi d’individualità, situazioni ad uso e consumo di una vita liquida che assicura stereotipi e standard tali da riempire storie altrimenti vuote.
Michele Serra si conferma osservatore della specie, le storie sono un pretesto per descrivere tic e manie della generazione media, tra i trenta e i quarant’anni, rimasta impelagata in questa palude dei social, senza neanche quella sfrontata acriticità che hanno quelli più giovani.
Se ti poni fuori da tutto questo, se ti metti a distanza, come fa Giulio Maria, l’essere se stessi rischia di diventare l’essere nessuno, ma ti consente il privilegio di un punto d’osservazione “alto” sulle cose.
E allora ecco il titolo l’“Ognuno potrebbe”, né il presente, ne il futuro, svuotati di senso, prospettano vite appaganti, ma il “frattempo” e i “fralluoghi”; tracciamo una linea e nel momento in cui lo facciamo pensiamo al possibile corso degli eventi.
In fondo a quel condizionale Serra affida la speranza di riscatto di vite digitalizzate condotte nella grigia provincia meccanica.

redazioneIconfronti

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