Elogio della manutenzione, cura dell’anima

Elogio della manutenzione, cura dell’anima
di Luigi Zampoli

108525.481122Le varie e molteplici espressioni dell’attività umana portano nomi virtuosi che ci riempiono di compiacimento; creatività, intelligenza, fantasia, amore, generosità, onestà, ecc. Una riflessione più attenta e accurata su ognuno di questi valori porta a chiederci se sia possibile conservare per tutta la vita qualità del genere, a patto di possederle. Scendendo dall’alto verso il basso lungo la Torre di Babele della natura umana ci s’imbatte in una parola tanto prosaica, arida e dal suono talmente meccanico da sembrare onomatopeico quanto densa di significati inevitabili: manutenzione. Non c’è cosa, oggetto, insieme semplice o complesso, organico o inorganico, materiale o immateriale che non risenta in un modo o nell’altro della manutenzione. La manutenzione è invisibile e silenziosa quando si realizza; le cose rimangono invariate nel tempo solo se risentono ciclicamente dei benefici effetti della manutenzione, un’arte latente che si palesa nel suo svolgersi e s’inabissa dopo aver compiuto il suo lavoro. Manutenere è conservare il bene purificandolo dalle offese del tempo che passa, è gestione attenta delle risorse, dall’individuo alla collettività, affinché i patrimoni ed i valori non vadano dispersi; tanto più difficile quanto incessanti sono i mutamenti verso cui noi, intesi come corpo, sensibilità e intelletto, e le nostre cose andiamo incontro. I rapporti e le relazioni umane non sfuggono all’esigenza di continua manutenzione; si tratta in questo caso di fermare il tempo per riprovare le condizioni e le sensazioni provate all’inizio, rendendo la nostra sfera immateriale impermeabile alle infiltrazioni della vita “liquida”. Trasformazione e rinnovamento intervengono laddove la manutenzione ha fallito, oppure ha esaurito la sua forza vitale, il suo possibile campo d’azione; l’uomo sempre più spesso preferisce la luce abbagliante del “nuovo” identificandolo con il “meglio”, disdegnando una costante e poco appariscente opera di manutenzione. Preservare può essere molto più faticoso e meno gratificante del cambiamento che, di contro, è sempre più costoso, a volte devastante e irrispettoso del passato. Manutenzione implica atteggiamento quasi religioso nei confronti della vita, disciplina zen, costanza, tenacia e passione per cose, valori e ideali da salvaguardare. Oggetti e persone hanno una propria dinamicità che li rimodella con il volgere dei tempi e ci pone davanti a delle scelte che si rivelano essere vere e proprie scelte di vita. La manutenzione è uno dei due sentieri del bivio, percorrerlo è una sfida allo spirito dei tempi e alla rarefazione dell’etica della responsabilità. Quanto i valori e le qualità intrinseche possano brillare ed essere recuperate dalla consunzione lo insegnano i più grandi maestri della manutenzione: i giapponesi. La loro concezione estetica della vita non ammette né sprechi né disfacimenti frettolosi, è questa la filosofia del Kintsugi, ovvero la tecnica con cui si riparano stoviglie e suppellettili di ceramica, rifissandone i cocci con un impasto di cera, colla e polvere d’oro sulle suture, a voler significare che è necessario valorizzare ogni frattura ed incidente della vita con la giusta “manutenzione”, per custodirne ed impreziosirne il valore permanente, non materiale, ma ideale.

redazioneIconfronti

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