Mer. Lug 24th, 2019

I Confronti

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Elsa, cuore di mamma in un “melting-pot” felino

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A Baronissi la storia a lieto fine di una gatta e tre orfanelli

di Ernesta Prisco

13626582_10208841320062611_3674231609275010958_nChissà cosa avrebbe scritto Konrad Lorenz sulla storia di Elsa, gatta per nascita, mamma per vocazione, che porta con orgoglio il nome della celebre leonessa cresciuta dallo studioso George Adamson e da sua moglie Joy in Kenya oltre 60 anni fa …
Di certo il fondatore dell’etologia moderna, al cospetto di questa eccezionale micia rossa (nelle foto), avrebbe avuto un interessante spunto per arricchire di nuovi dati la sua celebre scoperta dell’imprinting, il processo con cui un cucciolo appena nato “fissa” nel proprio cervello un preciso e immutabile modello comportamentale e “sceglie” la propria mamma. E, senza scomodare le recenti polemiche sulle differenze o “omogeneità” di genere delle nuove coppie genitoriali, resta il fatto che, piaccia o meno, la mamma è sempre la mamma! E la cosa vale anche quando un orfanello è allevato da una madre di specie diversa: non ci riferiamo alla storia del Libro della giungla di Kipling, ma a quella, non meno straordinaria, di due cagnolini adottati da una gatta.
L’evenienza può sembrare peregrina, ma la storia di Elsa ne dimostra la straordinaria veridicità. Soccorsa qualche settimana fa dalla volontaria di un’Associazione locale, la gatta, randagia, sofferente e partoriente, è stata affidata alle cure di una brava veterinaria di Baronissi (Salerno), che l’ha accudita e aiutata nell’impresa di mettere al mondo i suoi piccoli, di cui uno, purtroppo, perduto.
Dopo alcuni giorni, una cliente disperata bussa alla porta dello studio veterinario: ha con sé un gattino neonato, piccolissimo, affamato e malconcio, raccolto nel suo giardino dopo avere pianto per tutta la notte. La dottoressa sta per spiegarle come fare per nutrirlo, quando Elsa compare sulla scena: sente il lamento del piccolo orfanello, lo annusa e, con un gesto immediato, lo porta nella sua gabbia, tra la sorpresa della signora e della stessa dottoressa. La gatta inizia quindi a prendersene cura e ad allattarlo insieme ai suoi due gattini.
E, a questo punto, sembrerebbe raggiunta la felice conclusione della vicenda se non fosse che, dopo qualche giorno, nello studio veterinario arrivano altri due ospiti inattesi, scampati a una orribile fine: due cagnetti microscopici, inermi e con gli occhi chiusi, trovati dai vigili urbani in un sacchetto buttato nella spazzatura.
13775925_10208841319182589_2430676238150138152_nLa dottoressa tenta allora un esperimento: prendendone uno alla volta, avvicina a Elsa i due cuccioli, bisognosi di cure materne immediate.
La gatta annusa i piccoli e, dopo pochi secondi, li accoglie in grembo senza esitazioni.
Un miracolo, per la dottoressa, che vede concretizzarsi la speranza di salvare i cuccioli e accudirli fino a quando potranno essere dati in adozione.
Finisce così questa bella storia, non senza che se ne colga la morale: nelle favole di Esopo il gatto è dipinto come un animale furbo e opportunista, mostrando pregi e difetti dell’umanità intera; ma la vicenda di Elsa ci insegna piuttosto il contrario, manifestando per giunta come la natura e le sue creature siano infinitamente più generose e misericordiose degli uomini, in un mondo di spiriti sempre più isolati e aridi, racchiusi nel proprio egoismo e troppo spesso immemori del significato autentico della parola amore.

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