Equo compenso? No, al Mattino ora va in scena la paghetta

di Barbara Ruggiero

ALESSANDRO-BARBANOIn attesa che l’equo compenso diventi realtà, c’è chi pensa bene di decurtare i compensi dei propri collaboratori. Accade a Il Mattino il cui direttore – come denunciato nella giornata di ieri dal Coordinamento Giornalisti Precari della Campania – ha inviato una lettera ai collaboratori con la quale preannuncia una non meglio precisata riduzione dei compensi delle collaborazioni giornalistiche a partire dal prossimo primo marzo.
«Carissimo, – recita il testo della lettera pubblicata integralmente nel gruppo Facebook del Coordinamento Giornalisti Precari Campani – il perdurare di una grave e difficile situazione economica generale e di settore, che interessa purtroppo anche il nostro giornale, ci impone di procedere, a partire dall’1.03.2013, a una riduzione dei compensi delle collaborazioni giornalistiche. Certo della comprensione, conto sulla Tua immutata volontà di proseguire la collaborazione con Il Mattino e Ti invito a contattare l’Amministrazione del Personale per conoscere e accettare la nuova proposta contrattuale. I miei più cari saluti». Firmato il direttore, Alessandro Barbano (foto).
La lettera, che qualche collaboratore avrà evidentemente deciso di far circolare, ha scatenato non poche polemiche on line e sui social network in particolare, tra l’esercito dei collaboratori pagati a pezzo che, oltre a doversi barcamenare tra mille limiti e difficoltà quotidiane, a partire dal prossimo mese potrebbero veder decurtati ulteriormente i loro già magri compensi.
La beffa è costituita dal fatto che la notizia della decurtazione degli stipendi giunge nei giorni in cui a Roma è stata convocata la prima seduta della Commissione sull’equo compenso per i giornalisti.
Sull’argomento è intervenuto anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino che – a mezzo Facebook – ha detto: «La crisi? La pagano gli “ultimi”. Il Mattino ha deciso di tagliare i compensi ai collaboratori. Un buon inizio per il nuovo direttore che, ovviamente, chiede comprensione e confida nella collaborazione di sempre. Accordategliela: non siate egoisti, voi che guadagnate qualche euro e rischiate di vedervene chiedere svariate decine di migliaia, come è accaduto ad Amalia De Simone. A una condizione (che vale per tutti gli editori): possono essere così cortesi da fornirci i bilanci delle altre società che controllano (in tutto o in parte) e proviamo a dividere gli utili che forse traggono un qualche vantaggio indiretto dalle attività editoriali?»

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