Era una “regina” la giovane morta su una banchina di Termini

Era una “regina” la giovane morta su una banchina di Termini
di Barbara Ruggiero

Accade raramente che un articolo di giornale scateni commozione in chi legge. Alla bravura di chi scrive, e che deve essere capace di trasmettere emozioni in poche righe, si deve aggiungere la trama di una storia di sempre, tragica nel suo finale, ma che – purtroppo – è una storia dei nostri giorni.
Il fatto di una donna di 34 anni, morta su una banchina della stazione Termini a Roma per un malore, sarebbe condannata a finire tra le brevi di cronaca di un qualsiasi giornale che, spesso – ahinoi – si ferma all’apparenza senza indagare su quanto c’è dietro: su cosa lascia una giovane donna che muore nella centralissima stazione Termini alle 4 del mattino mentre si stava recando a lavoro.
La storia è stata portata alla ribalta da Massimo Gramellini che – nella rubrica “Buongiorno” su La Stampa, riprendendo a sua volta la notizia riportata sulle colonne del Messaggero – non si è fermato all’apparenza: è andato oltre. Ha raccontato una storia vera, quello che manca spesso alle notizie di cronaca finite sui giornali e il giorno dopo già archiviate in un cassetto.
La signora morta alla stazione Termini ha un nome e un cognome, e una storia che assomiglia alle storie degli italiani che quotidianamente si dividono tra casa e lavoro per consentire ai propri figli un futuro dignitoso; una storia che fa parte dell’Italia onesta e lavoratrice.
La protagonista è Isabella Viola, una pendolare che si svegliava ogni giorno alle 4 di mattina per andare a preparare brioche in un bar del quartiere Tuscolano: orfana precoce, costretta dalla vita a crescere troppo in fretta, è mamma di quattro figli. È la mamma che usa Facebook per scrivere una di quelle frasi che ti restano dentro: «una donna il suo gioiello più prezioso non lo indossa, lo mette al mondo».
È una sognatrice Isabella, e con il suo usurante lavoro – che la costringe ad inenarrabili “tour de force” – spera un domani di aprire un forno tutto suo per le brioche, Una donna che risparmia per i regali di Natale dei suoi figli e che si fa in quattro – non bastassero i suoi problemi personali – per trovare una casa ai cani randagi. È anche malata da tempo; spesso non si sente bene, ma sa di non poter smettere di fare la vita di sempre: di alzarsi alle 4 da Torvaianica per prendere un autobus e poi ancora due metropolitane per giungere puntuale sul luogo del lavoro.
Da qualche giorno – dopo la sua scomparsa – accanto al bar dove lavorava Isabella, c’è una cassetta con la scritta «Aiutiamo i figli di Isabella».
Sono in molti quelli che sfilano davanti, come succede nelle stazioni delle metropolitane; in tanti si fermano, toccati dalla storia, e depositano qualche soldo nella cassetta. Ma non è elemosina, ci ricorda Gramellini; è l’omaggio a una Regina dei nostri tempi.
E, aggiungiamo noi, è l’omaggio a tanti onesti lavoratori che rappresentano la maggioranza in un Paese sempre più distratto che fa emergere troppo spesso solo le negatività.

Barruggi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *