Erri De Luca, ai confini della libertà d’espressione

Erri De Luca, ai confini della libertà d’espressione
di Luigi Zampoli

ITALY-ENVIRONMENT-WRITER-TRIAL-TRAINAndate in libreria e soffermatevi su un breve ed agile pamphlet di Erri De Luca, “La parola contraria”. Se n’è parlato, ma non abbastanza, non quanto era giusto farlo, soprattutto in tempi in cui la libertà di espressione, in circostanze ben estreme e tragiche, è soffocata da raffiche di mitra, vedi Charlie Hebdo. In Italia, nazione nella quale la libertà di pensiero e di parola, che pure in passato ha conosciuto vicende tragiche, deve fare i conti con minacce incruente, ma più subdole e striscianti, si arriva addirittura all’esercizio della pretesa punitiva dello Stato contro le affermazioni forti di uno scrittore al quale sono unanimemente riconosciute grandi doti di narrazione e finissima sensibilità. Dal 28 gennaio 2015, in un’aula del Tribunale di Torino, si sta celebrando il processo a carico di Erri De Luca, uno dei più seguiti scrittori italiani, accusato d’istigazione a delinquere per aver pubblicamente appoggiato il movimento No Tav, attivo contro la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità in Val di Susa, nel Piemonte occidentale. Un cantiere ormai da anni al centro di un confronto anche aspro e violento tra manifestanti, attivisti, gente del luogo e forze dell’ordine, con tutto l’inevitabile corollario di fazioni, tra chi è schierato contro e chi a favore di un’opera dall’indubbio valore strategico per la mobilità dei cittadini europei, ma anche dal profondo impatto sulla morfologia dei luoghi e sull’ecosistema ambientale. Si può essere d’accordo o meno con chi parla di sabotare la costruzione della linea No Tav, ma non è giustificabile che la libera e pacifica espressione del dissenso diventi oggetto di un procedimento penale. Qui viene messa in discussione la libertà di parola contraria, non conforme, che in quanto tale non viene considerata giuridicamente, socialmente ed economicamente accettabile. Se un intellettuale, che tra l’altro non ha mai dimostrato di essere organicamente legato a determinate parti politiche, ritiene di appoggiare con opinioni espresse la causa del movimento No Tav, compie, dal suo legittimo punto di vista, quello che dovrebbe essere il ruolo normale dei maître a penser. Schierarsi, prendere pubblicamente posizione, stimolare il confronto ed il dibattito, alimentando con ragioni ed analisi la coesistenza di punti di vista contrapposti. Se il potere costituito non accetta tutto questo, nasce il sospetto che vi siano altri interessi, indicibili, inconfessabili, di natura strettamente materiale, che meritano una tutela primaria rispetto alle libertà dei cittadini, o meglio del singolo individuo. Lo Stato non può frapporsi, con i propri strumenti repressivi, tra la persona e la realtà, spezzando ed inibendo quel percorso di conoscenza che ognuno di noi ha il diritto di compiere, nello sforzo di comprendere cosa accade intorno a noi. E questo vale per un grande scrittore come Erri De Luca così come per il comune cittadino che ha il diritto non solo di esprimere liberamente le proprie opinioni, quali che siano, ma anche di ascoltare la voce libera d’intellettuali fuori dal coro, al servizio solo dei propri ideali.

redazioneIconfronti

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